Pinzano, alla stazione il tributo al Friuli del 1976 e ai volontari dei cantieri Ana
La commemorazione ha riportato al centro il peso del sisma, la memoria delle 989 vittime e il ruolo decisivo degli alpini nella ricostruzione.
Alla stazione di Pinzano al Tagliamento la memoria del terremoto del 1976 è tornata a farsi presenza concreta, in una commemorazione dedicata al Decimo Cantiere Ana e a chi perse la vita in una delle pagine più dolorose della storia friulana.
L’iniziativa ha richiamato il valore di un ricordo che, in Friuli, non riguarda soltanto il passato. Il sisma lasciò dietro di sé 989 morti e paesi sconvolti in meno di un minuto, segnando in modo profondo famiglie, comunità e territorio.
Pinzano e il filo della memoria
Nel corso della cerimonia è intervenuto il consigliere regionale Markus Maurmair, esponente di Fratelli d’Italia, che ha posto l’attenzione innanzitutto sul dovere di custodire il nome e la storia di chi non sopravvisse all’Orcolat.
Il richiamo è stato quello a un rispetto che non si esaurisce nella commemorazione formale, ma che passa anche dalla consapevolezza di quanto quel terremoto abbia cambiato per sempre il volto del Friuli.
La risposta delle comunità dopo il sisma
Maurmair ha ricordato anche la capacità di reazione mostrata dalla popolazione nei giorni successivi alla tragedia. Accanto al dolore per le vittime, emerse infatti una volontà diffusa di rimettere in piedi case, servizi e relazioni sociali spezzate dalla scossa.
In quella fase, il ricordo di chi era morto si tradusse anche in un impegno operativo verso i sopravvissuti, molti dei quali si trovarono senza abitazione e senza punti di riferimento. È in questo passaggio che prese forza il modello di solidarietà che ancora oggi viene indicato come uno dei tratti distintivi della ricostruzione friulana.
Il ruolo dei cantieri Ana
Uno dei nuclei centrali dell’intervento ha riguardato l’opera degli alpini. I cantieri Ana, come è stato ricordato durante l’incontro, partirono il 20 maggio 1976 a Gorizia, appena due settimane dopo il terremoto che aveva devastato il Friuli.
I numeri restituiscono la dimensione di quello sforzo: 15mila volontari impegnati per mesi, distribuiti in 11 cantieri e affiancati da figure tecniche come architetti, ingegneri, geometri e altri professionisti. Un’organizzazione che contribuì a ridare un tetto e una prospettiva a molte famiglie colpite.
La cerimonia di Pinzano ha quindi rimesso al centro anche il rapporto costruito in quei mesi tra il Friuli e le penne nere, arrivate da diversi territori per sostenere una popolazione ferita ma determinata a ripartire.
Nel passaggio conclusivo, Maurmair ha rinnovato il pensiero per le vittime del terremoto e il ringraziamento verso quanti, in quel periodo, scelsero di mettersi al servizio delle comunità friulane. Un’eredità che, a quasi cinquant’anni di distanza, continua a parlare al presente.