Piano del territorio, il Pd alza il livello dello scontro in Friuli Venezia Giulia: 115 modifiche al ddl 90
Moretti e Conti contestano l’impianto della riforma: ai Comuni, sostengono, resterebbe poco margine nelle scelte strategiche.
Il confronto sulla nuova legge regionale che ridisegna il governo del territorio entra nella fase più delicata. Alla vigilia dell’approdo in Consiglio, il Partito democratico conferma una linea nettamente contraria al ddl 90 e prepara un passaggio in Aula che si annuncia acceso.
Dal gruppo dem arriva una contestazione politica e di merito. Il capogruppo Diego Moretti e la segretaria regionale Caterina Conti sostengono che il testo proposto dalla maggioranza sposti troppo peso decisionale verso la Regione, riducendo gli spazi di intervento dei Comuni nelle scelte che riguardano il futuro delle comunità locali.
La contrarietà non si ferma alle dichiarazioni. Il Pd ha infatti depositato 115 emendamenti, presentati come l’ossatura di una proposta diversa rispetto all’impianto uscito dalla IV Commissione.
Il nodo del rapporto tra Regione e Comuni
Per l’opposizione, uno dei punti più critici riguarda la pianificazione di area vasta. Secondo la lettura dei dem, il disegno di legge assegna alla Regione una funzione dominante, mentre ai municipi resterebbe soprattutto il compito di applicare decisioni prese altrove.
È una contestazione che tocca un tema molto sentito anche in Friuli: il grado di autonomia dei Piani comunali e la possibilità per sindaci e amministrazioni di incidere davvero sugli indirizzi di lungo periodo. Il Pd sostiene che proprio su questo terreno la riforma finisca per indebolire il ruolo degli enti locali.
Economia, industria e scelte di lungo periodo
Moretti mette poi l’accento su un altro aspetto ritenuto decisivo: il collegamento tra assetto del territorio e strategia economica. A suo giudizio, nel ddl 90 manca un legame solido tra pianificazione e modello di sviluppo che la regione intende costruire nei prossimi anni.
Nel ragionamento del Pd, prima di aprire la strada a nuove aree produttive servirebbe chiarire quale sistema industriale si vuole sostenere nel medio e lungo periodo. La richiesta è quella di una visione che tenga insieme rigenerazione degli spazi già esistenti, energia, digitale, logistica, infrastrutture e servizi, evitando interventi frammentati.
Anche le zone industriali, secondo i dem, dovrebbero rientrare in una programmazione coerente a livello regionale, ma senza essere separate dalle scelte e dalle esigenze dei territori amministrati dai Comuni.
Montagna e infrastrutture nel mirino delle critiche
Tra i passaggi richiamati dal Pd c’è anche la questione della montagna. Moretti e Conti insistono sul fatto che non possa essere letta soltanto in chiave turistica, perché si tratta di aree in cui vivono comunità che chiedono servizi stabili, collegamenti, scuole, sanità e occasioni di lavoro durante tutto l’anno.
Lo stesso approccio, secondo il partito, dovrebbe valere quando si parla di opere infrastrutturali di grandi dimensioni. La richiesta è che le decisioni non arrivino ai territori già confezionate, ma nascano da un confronto con i Comuni coinvolti.
Alla critica sul contenuto si aggiunge quella sul metodo. Il Pd giudica troppo rapidi i tempi con cui la Giunta Fedriga ha portato avanti il provvedimento e ritiene che il percorso non abbia favorito un dialogo sufficiente con le amministrazioni locali. Per questo la battaglia sul ddl 90, dopo il passaggio in Commissione, è destinata ora a spostarsi dentro l’Aula del Consiglio regionale.