“E ven la fin dal mont!": il racconto di Paola Treppo a 50 anni dal terremoto del '76 | VIDEO

Cinquanta anni dal terremoto del 1976: a Nordest24 Paola Treppo racconta il sisma visto dai bambini.

04 febbraio 2026 10:05
“E ven la fin dal mont!": il racconto di Paola Treppo a 50 anni dal terremoto del '76 | VIDEO -
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UDINE - A cinquant’anni dal sisma che ha segnato profondamente il Friuli, la memoria prende forma attraverso una testimonianza diretta e personale. Al centro del progetto editoriale promosso dall’Associazione Int di Cuje APS, con il contributo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, c’è il lavoro della giornalista e autrice Paola Treppo, che a Nordest24TV racconta quegli anni.

Un libro nato dalla memoria personale

Il libro “E ven la fin dal mont! Una bambina friulana nel terremoto del 1976” nasce proprio dalla sua esperienza e da un lungo percorso di raccolta di materiali e ricordi. Paola Treppo presenta il volume come un intreccio tra vissuto individuale e memoria collettiva. Il racconto non si limita alla cronaca dei fatti, ma ricostruisce emozioni, percezioni e dinamiche quotidiane di chi era bambino in quel periodo. Il titolo richiama il grido dialettale “E ven la fin dal mont!”, rimasto impresso nelle comunità locali.

Il progetto si inserisce nelle iniziative del cinquantesimo anniversario e punta a consegnare alle nuove generazioni una lettura più umana e ravvicinata di quei giorni.

Quando sembrava arrivare la fine

Nel dialogo con l’autrice emerge la dimensione di perdita totale vissuta dalle persone. Una frase riportata nel libro riassume bene quel clima: «La gente non aveva più nulla, se non sé stessa e la necessità di aiutare gli altri, quelli che stavano peggio di noi.» Un passaggio che evidenzia la nascita spontanea di reti di aiuto e sostegno reciproco. L’opera è dedicata a chi non si è mai concesso di crollare emotivamente, a chi ha mostrato solo forza esteriore senza elaborare davvero il trauma.

Il ricordo della famiglia accanto

Tra i passaggi più intensi dell’intervista, Paola Treppo richiama il valore della vicinanza familiare. La presenza dei propri cari diventa ancora più determinante quando tutto il resto viene meno. La casa può mancare, i punti di riferimento materiali sparire, ma il nucleo familiare resta il primo spazio di protezione.

Per i bambini era anche un’avventura

Uno degli elementi più sorprendenti sottolineati da Paola Treppo è la percezione infantile di quel periodo. Molti bambini vissero la fase successiva al sisma come una scoperta continua. Tra baracche, spazi provvisori e cantieri, la quotidianità cambiò volto e si riempì di esperienze nuove. L’autrice spiega come, pur dentro una situazione difficile, i più piccoli abbiano sviluppato autonomia, adattamento e spirito di gruppo, trasformando l’emergenza in un contesto di crescita.

Una generazione cresciuta diversamente

Dalle parole dell’autrice emerge l’idea che quei bambini siano diventati adulti con una visione diversa della realtà. L’esperienza del sisma ha modellato carattere e priorità. È rimasta la consapevolezza dell’imprevedibilità degli eventi, sintetizzata nell’espressione “non si sa mai”. Secondo Paola Treppo, quell’esperienza ha inciso profondamente sul modo di affrontare problemi e cambiamenti.

I valori che restano nel tempo

Solidarietà, condivisione e senso di comunità sono i pilastri che attraversano tutta l’intervista. Le persone hanno imparato ad agire più che a parlare, offrendo aiuto concreto senza clamore. L’eredità più forte è la sensibilità verso chi vive difficoltà e situazioni di emergenza. Il senso di quel periodo è racchiuso in una frase riportata dall’autrice: «Non sapevamo di vivere un tempo straordinario».

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