Ripensare la pace oggi: il confronto a Nordest24 con Beatrice Bonato | VIDEO
A Nordest24 il dialogo con Beatrice Bonato su guerra, pace e ruolo della filosofia nel leggere il presente.
Ieri sera Nordest24 ha ospitato un confronto intenso e attuale dedicato a uno dei temi più complessi del nostro tempo: il rapporto tra guerra e pace. Protagonista della diretta Beatrice Bonato, curatrice della rassegna Filosofia in città – La pace dimenticata, al centro di un dialogo che ha messo in discussione certezze, abitudini e narrazioni consolidate.
La trasmissione, condotta da Samuele Meton, ha offerto uno spazio di riflessione sul rischio di normalizzazione dei conflitti, sul valore del pensiero critico e sul ruolo pubblico della filosofia in una fase storica segnata da guerre, crisi e polarizzazioni.
Perché interrogarsi oggi su guerra e pace
Il titolo di questa edizione della rassegna, La pace dimenticata, richiama la necessità di tornare a pensare la pace non come un concetto scontato o residuale, ma come questione politica, culturale e filosofica centrale. Nel dibattito è emersa l’urgenza di interrogarsi su come la guerra sia entrata nel linguaggio quotidiano, spesso svuotata della sua drammaticità , trasformata in notizia ricorrente o dato di contesto.
Il rischio dell’assuefazione ai conflitti
Uno dei passaggi chiave del confronto ha riguardato il pericolo culturale dell’abitudine alla guerra. L’esposizione continua ai conflitti rischia di generare indifferenza, rassegnazione e semplificazione, con conseguenze profonde sul piano umano e politico. In questo scenario, la filosofia viene richiamata come strumento capace di interrompere l’automatismo, restituendo complessità e senso critico al dibattito pubblico.
Le nuove forme della guerra contemporanea
Nel corso della diretta si è discusso anche delle guerre di oggi, spesso definite globali, asimmetriche o ibride. Queste categorie aiutano a descrivere una realtà mutata, ma pongono interrogativi sul rischio di usare formule ambigue che finiscono per anestetizzare la comprensione dei conflitti. Il linguaggio, ancora una volta, diventa un campo decisivo.
L’apertura al teatro nuovo Giovanni da Udine
Uno sguardo particolare è stato dedicato all’appuntamento inaugurale dell’8 febbraio al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, intitolato Prospettive della guerra e della pace. L’incontro vedrà il dialogo tra Edoardo Greblo e Carlo Galli, chiamati a confrontarsi su guerra globale, diritto internazionale e possibilità della pace. Un momento pensato come chiave di lettura dell’intero percorso della rassegna.
Guerre giuste, realismo e responsabilitĂ
Il dibattito ha toccato anche la questione delle cosiddette guerre giuste, interrogandosi sul senso attuale di questa categoria e sulla necessitĂ di ripensarla radicalmente alla luce delle trasformazioni geopolitiche e morali del presente. Al centro resta il tema della responsabilitĂ , individuale e collettiva.
Ripensare la pace e il pacifismo
Parlare di pace non significa limitarla alla semplice assenza di guerra. Durante la conversazione è emersa l’esigenza di una definizione più ampia, capace di includere giustizia, diritti e relazioni. Anche il pacifismo è stato riletto oltre gli stereotipi, come posizione critica e consapevole, tutt’altro che ingenua.
Filosofia in cittĂ come spazio pubblico
La rassegna Filosofia in città nasce con l’obiettivo di portare il pensiero filosofico fuori dall’accademia, rendendolo accessibile e dialogante. Un progetto che risponde al bisogno di riaprire spazi di confronto pubblico, soprattutto su temi spesso ridotti a slogan o contrapposizioni.
Un percorso che prosegue
Il calendario prevede ulteriori incontri dedicati a estetizzazione della guerra, rivoluzione e conflitto, insieme a seminari e appuntamenti diffusi nel corso dell’anno. Un percorso pensato per accompagnare il pubblico in una riflessione continuativa, non episodica.
Uno sguardo sul presente
In un mondo attraversato da conflitti armati, crisi ambientali e disuguaglianze, il dialogo ospitato a Nordest24 ha rilanciato una domanda essenziale: da dove può ripartire oggi il pensiero critico? L’auspicio è che al pubblico resti la capacità di interrogarsi, di non accettare la guerra come dato normale e di tornare a pensare la pace come progetto condiviso.