Oncologia nell’Isontino, la Regione rassicura: cure e controlli restano a Gorizia e Monfalcone
In Consiglio regionale Riccardi ha spiegato che la riorganizzazione concentra solo gli interventi più complessi, mentre il percorso di cura vicino a casa resta sul territorio.
Per i pazienti dell’area isontina il cambiamento annunciato dalla Regione non dovrebbe tradursi in un allontanamento dagli ospedali di riferimento per gran parte del percorso di cura. Il chiarimento è arrivato in Consiglio regionale, dove l’assessore alla Salute Riccardo Riccardi ha affrontato il tema della riorganizzazione della rete oncologica del Friuli Venezia Giulia.
Il punto evidenziato dall’assessore è che Gorizia e Monfalcone continueranno a mantenere un ruolo pieno nell’assistenza oncologica. La revisione del sistema, ha spiegato, riguarda soprattutto gli interventi chirurgici di maggiore complessità, destinati a essere eseguiti nei centri regionali che registrano volumi più elevati e dispongono di una struttura specialistica più ampia.
La risposta è arrivata oggi, 15 settembre 2026, durante la discussione in Aula su un’interrogazione dedicata proprio all’assetto dei servizi oncologici nell’Isontino, un tema particolarmente sentito in un territorio che guarda con attenzione alla tenuta dei propri presidi sanitari.
Il percorso di cura che rimane vicino ai cittadini
Secondo quanto illustrato, nelle sedi territoriali continueranno a essere svolte attività decisive per i malati oncologici: esami diagnostici, definizione dello stadio della malattia, trattamenti farmacologici, controlli successivi agli interventi e riabilitazione. In sostanza, la parte più continuativa e frequente dell’assistenza resterà legata agli ospedali più vicini alla residenza.
Per l’Isontino questo significa che la presa in carico non viene svuotata. Gorizia e Monfalcone, nelle intenzioni della Regione, restano nodi attivi della rete, in collegamento con Trieste e con le altre strutture del sistema sanitario regionale.
Perché alcuni interventi saranno eseguiti altrove
La scelta di concentrare la chirurgia oncologica più delicata si basa, ha ricordato Riccardi, su criteri definiti a livello nazionale. I riferimenti richiamati sono il decreto ministeriale 70 del 2015, il Piano oncologico nazionale 2023-2027 e il decreto ministeriale 77 del 2022.
L’impostazione segue un principio preciso: nelle procedure maggiori, l’esperienza della struttura nel suo complesso incide sugli esiti. Non conta soltanto il singolo professionista, ma anche la disponibilità di tecnologie, l’organizzazione multidisciplinare, le competenze specialistiche e l’assistenza complessiva che ruota attorno al paziente.
In questa prospettiva, l’accentramento di una quota di casi più complessi viene presentato come una misura orientata a ridurre i rischi e a garantire standard clinici più elevati, soprattutto dove la letteratura scientifica collega i maggiori volumi di attività a risultati migliori.
Il tema degli spostamenti e della “tossicità temporale”
Nel ragionamento illustrato in Aula, la Regione ha posto attenzione anche a un altro aspetto: il peso pratico delle cure sulla vita quotidiana. Nei percorsi oncologici, fatti spesso di visite, terapie e controlli ripetuti, evitare trasferimenti continui verso ospedali più lontani rappresenta un elemento rilevante per la qualità della vita dei pazienti e delle famiglie.
Riccardi ha richiamato il concetto di “tossicità temporale”, cioè il tempo sottratto alla vita personale a causa degli spostamenti necessari per curarsi. Mantenere sul territorio le fasi che richiedono accessi frequenti punta proprio a contenere questo impatto, riservando il trasferimento al centro hub solo quando serve per la parte chirurgica più complessa.
La rete regionale e il ruolo dei professionisti locali
L’assessore ha aggiunto che il modello organizzativo regionale punta anche a una maggiore integrazione tra équipe dei centri hub e quelle degli ospedali spoke. L’obiettivo dichiarato è consentire ai professionisti dell’Isontino di continuare a consolidare competenze e formazione all’interno di una rete condivisa.
Il confronto tecnico, è stato inoltre ribadito, rimane aperto con i professionisti e con le società scientifiche. La linea indicata dalla Regione è quella di una programmazione costruita sulle evidenze più aggiornate, cercando un equilibrio tra sicurezza clinica e vicinanza dei servizi. Per il territorio isontino, il messaggio politico e sanitario emerso dall’Aula è netto: Gorizia e Monfalcone restano dentro il percorso oncologico regionale con un ruolo operativo e non marginale.