Respinti i domiciliari per l'assassino di Ruoso: Loriano Bedin resta in carcere

Caso Ruoso, il gip respinge i domiciliari per Loriano Bedin. Confermata la custodia in carcere per rischio di fuga.

09 marzo 2026 11:19
Respinti i domiciliari per l'assassino di Ruoso: Loriano Bedin resta in carcere -
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PORDENONE Loriano Bedin resta in carcere. Il giudice per le indagini preliminari Francesca Vortali ha respinto la richiesta avanzata dalla difesa di concedere gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, confermando la custodia cautelare in carcere per l’uomo indagato per l’omicidio dell’imprenditore Mario Ruoso, 87 anni.

Bedin si trova attualmente detenuto nella casa circondariale di Pordenone.

«Era una delle eventualità a cui eravamo preparati», ha commentato il suo avvocato difensore Giorgio Mazzoccato, sottolineando come il caso abbia avuto un forte impatto mediatico sul territorio pordenonese.

Per il giudice esiste il rischio di fuga

Nelle motivazioni del provvedimento, il magistrato ha evidenziato come, oltre alla confessione e ai gravi indizi raccolti dagli investigatori, sussista un concreto pericolo di fuga.

Secondo la valutazione del gip, la consapevolezza dell’eventualità di una condanna particolarmente pesante potrebbe spingere l’indagato a sottrarsi alla giustizia.

Tra gli elementi considerati figura anche il comportamento dell’uomo nelle ore successive al delitto: la notte dopo l’omicidio sarebbe stato visto uscire ripetutamente sul terrazzo e fumare nervosamente, con movimenti frequenti e irrequieti.

Ipotesi di omicidio pianificato

Gli inquirenti contestano inoltre una precisa capacità di pianificazione del delitto, che secondo l’accusa sarebbe stato organizzato nei dettagli.

Tra gli elementi indicati dagli investigatori:

  • la scelta dell’orario per compiere l’aggressione;

  • l’utilizzo di abiti scuri, per evitare che eventuali macchie di sangue fossero visibili;

  • il parcheggio dell’auto in una zona diversa dal luogo del delitto;

  • la pulizia delle scarpe e del tappetino dell’auto.

L’arma utilizzata sarebbe stata un tubo metallico, normalmente impiegato come attrezzo per un camion vela pubblicitario.

Il possibile movente e i sospetti della vittima

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’imprenditore Mario Ruoso avrebbe nutrito sospetti nei confronti del suo ex collaboratore anche in relazione a un precedente incendio al garage Venezia.

Nonostante questi dubbi, l’anziano imprenditore non avrebbe mai sporto denuncia, temendo possibili ritorsioni o conseguenze per la propria sicurezza.

Il legale di Bedin ha però sottolineato che gli accertamenti tecnici sugli abiti indossati dal suo assistito nel giorno dei fatti non hanno evidenziato tracce di materiale comburente.

Ipotesi di perizia psichiatrica

Durante il colloquio avvenuto ieri in carcere con il suo avvocato, Bedin avrebbe manifestato uno stato di forte disorientamento.

Secondo la difesa, l’uomo avrebbe espresso il desiderio di parlare con la sorella e la compagna, ma non sarebbe stato in grado di ricordarne le generalità.

Un elemento che potrebbe aprire alla richiesta di una perizia psichiatrica, ipotesi che il legale considera «una misura di normale prudenza» in casi di questo tipo.

Durante l’interrogatorio, infatti, Bedin avrebbe dichiarato di non ricordare il tragitto compiuto per raggiungere l’abitazione di Ruoso e neppure il motivo per cui avrebbe parcheggiato l’auto nei pressi del cimitero.

La posizione degli inquirenti

Per gli investigatori, al contrario, l’uomo avrebbe agito con determinazione e lucidità, mettendo in atto una vendetta pianificata.

Nel corso dell’interrogatorio, secondo quanto riferito dagli inquirenti, Bedin non avrebbe mostrato particolare rammarico o pentimento per quanto accaduto.

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