Nucleare, stop di Pellegrino all’ipotesi in regione: «Monfalcone non può diventare un sito»

La vicepresidente della Commissione Ambiente contesta il ritorno all’atomo in Friuli Venezia Giulia: pesano acqua, rete elettrica e rischio sismico.

26 settembre 2026 12:12
Nucleare, stop di Pellegrino all’ipotesi in regione: «Monfalcone non può diventare un sito» -
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Nel confronto che si è riacceso anche in Friuli Venezia Giulia sul possibile ritorno dell’energia nucleare, arriva una presa di posizione netta da parte della consigliera regionale Serena Pellegrino. L’esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, vicepresidente della Commissione Ambiente, boccia l’impostazione del Governo e respinge in modo esplicito l’eventualità che Monfalcone possa entrare nel dibattito come area adatta a nuovi impianti.

Il tema, osserva la consigliera, non riguarda solo una scelta energetica nazionale, ma tocca direttamente un territorio che deve già fare i conti con limiti infrastrutturali, fragilità ambientali e un equilibrio delicato tra sviluppo industriale e tutela delle risorse. Da qui la critica a una prospettiva che viene giudicata poco adatta alla realtà regionale.

Monfalcone al centro del confronto regionale

Nel suo intervento Pellegrino cita apertamente Monfalcone, località che nel dibattito politico viene richiamata con una certa frequenza come possibile sede. La posizione espressa è di totale contrarietà: secondo la consigliera, un’area già fortemente segnata dalla presenza industriale non dovrebbe sopportare un ulteriore carico di questo livello.

Il riferimento a Fincantieri si inserisce proprio in questa lettura. Per Pellegrino, prima di ipotizzare nuove strutture energetiche pesanti, occorre considerare l’impatto complessivo che il territorio ha già assorbito nel tempo e il margine reale di sostenibilità per la comunità locale.

Acqua e clima, i punti più critici

Tra gli argomenti centrali della contestazione c’è il fabbisogno idrico richiesto dalle centrali nucleari. La consigliera richiama il fatto che questi impianti necessitano di grandi quantità d’acqua per il funzionamento e per il raffreddamento, un elemento che nel Nordest potrebbe essere considerato un vantaggio localizzativo ma che, nella sua lettura, apre invece un problema serio.

Il Friuli Venezia Giulia, sottolinea, si trova infatti dentro una fase in cui la disponibilità della risorsa idrica non può più essere data per scontata. In questo quadro viene richiamata anche la crisi dell’Isonzo-Soca, indicata come uno dei segnali più evidenti di una pressione crescente sull’acqua, resa ancora più evidente dagli effetti della crisi climatica.

La rete energetica regionale sotto pressione

Un altro passaggio riguarda lo stato delle infrastrutture elettriche del Friuli Venezia Giulia. Pellegrino ricorda che negli anni la Regione ha sostenuto la diffusione del fotovoltaico, una direzione che la stessa consigliera dice di condividere, ma evidenzia come questo percorso abbia messo in luce difficoltà nella capacità della rete di assorbire tutta l’energia prodotta.

Secondo la valutazione espressa, le centraline oggi disponibili non sarebbero sufficienti a reggere l’aumento della produzione proveniente dai pannelli installati su abitazioni e capannoni. Da qui il ragionamento politico: se il sistema mostra già criticità con le rinnovabili, l’idea di aggiungere centrali nucleari viene ritenuta ancora meno sostenibile.

Il richiamo ai referendum e al rischio sismico

Nella presa di posizione della vicepresidente della Commissione Ambiente trova spazio anche un richiamo politico più generale. Pellegrino osserva che sul nucleare gli elettori italiani si sono già espressi in passato attraverso i referendum, elemento che per la consigliera dovrebbe pesare nella discussione attuale sul ritorno dell’atomo nel mix energetico nazionale.

Accanto a questo c’è poi il tema della sicurezza del territorio. Il Friuli Venezia Giulia viene definito un’area esposta al rischio sismico, e il ricordo del terremoto del 1976 viene portato come argomento decisivo per escludere progetti che, a suo giudizio, aumenterebbero i fattori di vulnerabilità della regione.

La linea alternativa: tetti, rinnovabili e adeguamento degli impianti

La proposta avanzata da Pellegrino punta su un’altra strada: spingere ancora sulle fonti rinnovabili, partendo dalle superfici già disponibili e compromesse, come i tetti delle case e dei capannoni. L’obiettivo indicato è sfruttare prima questi spazi, senza consumare nuovo territorio e senza aprire alla costruzione di centrali nucleari.

Nel quadro delineato rientrano anche altre fonti, dal vento all’acqua fino alla geotermia, insieme a un passaggio ritenuto prioritario: l’adeguamento della rete e delle infrastrutture energetiche esistenti. La consigliera richiama inoltre la posizione dell’assessore Scoccimarro, descritto come da tempo contrario al nucleare e favorevole agli incentivi per il fotovoltaico. Per Pellegrino, è su questa modernizzazione che il Friuli Venezia Giulia dovrebbe concentrare risorse e scelte politiche.

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