Muore in montagna sulle Creste di Costabella: il Friuli del trail ricorda Valentino Spigariol
Aveva 46 anni e da anni era un volto conosciuto anche nelle gare tra Friuli e Veneto. L’incidente lunedì in Val di Fassa, vicino a cima Om Gran.
Nel mondo delle corse in natura, tra Friuli e Veneto, il nome di Valentino Spigariol era legato prima di tutto alla disponibilità. La notizia della sua morte, avvenuta lunedì in Val di Fassa durante un’escursione in quota, ha raggiunto rapidamente anche molte realtà sportive friulane che lo conoscevano per il suo impegno sui sentieri e accanto agli altri partecipanti.
Spigariol aveva 46 anni, viveva a Preganziol ed era conosciuto non solo come runner, ma anche per il lavoro nel sociale e per la passione autentica per la montagna. È deceduto dopo una caduta di circa 300 metri lungo le Creste di Costabella, nei pressi di cima Om Gran.
Un volto noto nelle manifestazioni del Nordest
Chi frequentava il circuito trail lo incontrava spesso in gare, eventi e iniziative organizzative. Era uno storico tesserato del gruppo La Butto in Vacca, realtà conosciuta anche oltre i confini veneti, e nel suo modo di vivere lo sport lasciava il segno soprattutto per l’attenzione verso gli altri.
Non si limitava a correre. Spesso restava sul percorso fino alla fine, dava una mano a chi era in difficoltà, collaborava con chi allestiva gli eventi e ricopriva anche incarichi da apripista o chiudipista. Un profilo che lo aveva portato a intrecciare rapporti con diverse manifestazioni, comprese esperienze legate al Trail degli Eroi e al Trail del Gevero, appuntamenti conosciuti anche da molti appassionati friulani.
Lavoro nel sociale e passione per l’outdoor
Accanto allo sport c’era una vita professionale costruita nell’aiuto alle persone. Dal 2011 lavorava come operatore sociosanitario nella cooperativa sociale Centro di Solidarietà. Era una presenza apprezzata anche per questo aspetto: una quotidianità divisa tra famiglia, impegno sociale e attività all’aria aperta.
Nel suo percorso trovava spazio anche la fotografia di montagna e naturalistica. Le uscite tra le vette non erano soltanto occasione di allenamento o escursione, ma anche momenti da raccontare attraverso immagini, come dimostra pure una serata pubblica del 2011 organizzata dal Cai di Motta di Livenza, dove era stato invitato a presentare fotografie e video dedicati alle Dolomiti.
Il legame con la Greenway del Sile
Tra i progetti a cui aveva dato contributo c’è anche l’ultramaratona Greenway del Sile, iniziativa che nel tempo ha lasciato una traccia nel panorama podistico locale. Già nel 2015 il suo nome compariva in un appuntamento celebrativo legato al completamento della Greenway, con una corsa da Jesolo a Treviso lunga 55 chilometri.
Quel precedente racconta bene il suo stile: partecipare, coinvolgere, mettersi a disposizione. Non solo presenza agonistica, quindi, ma anche capacità di fare gruppo e di accompagnare altri lungo il percorso.
Dove è avvenuto l’incidente
L’escursione fatale si è svolta nel pomeriggio di lunedì sul sentiero alpinistico P02, lungo le Creste di Costabella, in direzione di cima Uomo. Il tratto è quello che prosegue oltre la ferrata Bepi Zac ed è riservato a escursionisti esperti.
Secondo la ricostruzione diffusa dai soccorritori, Spigariol avrebbe perso l’equilibrio poco prima della forcella dell’Uomo, a circa 2.800 metri di quota, precipitando su un versante roccioso molto ripido per circa trecento metri. L’allarme è stato dato attorno alle 16 dalla donna che era con lui durante l’uscita.
Il recupero in quota
Dopo la chiamata al 112 sono stati attivati la Stazione di Moena del Soccorso Alpino e Speleologico e l’elicottero di Aiut Alpin Dolomites partito da Pontives. Una volta individuato il punto della caduta, il medico è stato verricellato sul posto e ha potuto soltanto constatare il decesso.
Ottenuta l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria, due soccorritori sono stati portati in quota per il recupero del corpo, poi trasferito alla camera mortuaria di Pozza di Fassa. La compagna di escursione è stata accompagnata in elicottero al passo San Pellegrino, dove è stata affidata ai soccorritori e agli Psicologi per i popoli.
Il ricordo che resta tra i sentieri
Nelle ore successive alla tragedia, il cordoglio si è allargato rapidamente tra amici, compagni di squadra e organizzatori di eventi. A emergere non è soltanto il profilo dell’atleta, ma quello di una persona che nelle manifestazioni sapeva esserci con discrezione, prima, durante e dopo l’arrivo.
Per chi lo ha conosciuto tra gare e cammini, resta l’immagine di un uomo capace di unire sport, relazioni umane e amore per la montagna. Un ricordo che attraversa anche il Friuli del trail, dove il suo nome era noto e stimato da tempo.