Gorizia, finale di stagione con “Il Misantropo”: una commedia attuale tra ironia e inquietudine

Il Misantropo chiude la stagione di prosa al Teatro Verdi di Gorizia: uno spettacolo moderno e intenso firmato Andrée Shammah.

31 marzo 2026 10:37
Gorizia, finale di stagione con “Il Misantropo”: una commedia attuale tra ironia e inquietudine -
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GORIZIA – Sarà “il Misantropo”, capolavoro di Moliere, a chiudere la sezione di prosa del Teatro Verdi di Gorizia, mercoledì 1° aprile alle 20.45. Nella rivisitazione della regista Andrée Ruth Shammah, la commedia mette in scena un capolavoro quanto mai attuale, esplorando un personaggio ribelle ma ossessivo, eroe ma anche stalker.

Preferendo un allestimento minimalista con una scenografia spoglia, evitando così di distrarre inutilmente lo spettatore, questa versione consente di concentrarsi sul testo, di seguirne gli sviluppi, di cogliere i guizzi con cui Molière risolve snodi narrativi e drammaturgici.

Quello messo in scena dalla celebre regista e fondatrice del Teatro Franco Parenti, in collaborazione per la traduzione con Luca Micheletti, con le scene di Margherita Palli e i costumi di Giovanna Buzzi è un classico che ci induce a riflettere con piacevole leggerezza.

Protagonista è Fausto Cabra: un Alceste, qui in costume, scuro, al centro di un mondo popolato da personaggi vestiti nella stessa foggia ma in colori pastello diversi tra loro, a simboleggiare una società variegata nella forma ma omologata nella sostanza.

Accanto a lui una straordinaria compagnia. In scena c’è la “disperata vitalità” di un uomo solo davanti al potere, solo davanti ai benpensanti. L’uomo folle che è deriso dalla società, ma in realtà è l’unico capace di cogliere la follia di chi lo circonda. Vorrebbe isolarsi nei suoi ideali ma la sua amata non è disposta a seguirlo.

È la commedia dell’impossibilità di esprimersi liberamente quando si è preda delle passioni. Un dramma comico e umanissimo, commovente e feroce, sull’incomunicabilità e sul corto circuito terribile e risibile che genera.

“Un omaggio a Molière - spiega Andrée Shammah - un omaggio al piacere di ascoltare le sue parole. Da questo nasce la mia volontà di mettere in scena Il misantropo. Le prime battute vengono volutamente dette senza sipario per non dividere la scena dalle parole. Volevo andare all’essenza del testo, liberarlo di tutti gli orpelli e accompagnare lo spettatore al piacere dell’ascolto senza distrazioni”.

“Non c’è volontà di giudizio”, conclude la regista, “nessuno ha ragione, nessuno ha torto, la trama stessa si compone dall’evoluzione delle posizioni di ciascun personaggio. E credo stia proprio in quest’assenza di giudizio e nell’esplorazione dei diversi punti di vista la vera essenza del Teatro, e dunque il mio omaggio a uno dei più grandi autori di tutti i tempi”.

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