Manovra regionale 2026, il Pd non vota contro ma prende tempo: astensione in attesa della Stabilità
Dal gruppo dem in Consiglio regionale un giudizio interlocutorio sul ddl 95: apprezzamento per alcuni interventi, ma restano nodi su energia, natalità e riassetto delle Province.
Il Partito democratico in Consiglio regionale sceglie una linea di attesa sul ddl 95, il provvedimento che raccoglie le misure finanziarie multisettoriali per il 2026. La posizione annunciata è quella dell’astensione, con l’attenzione già rivolta al prossimo passaggio sulla Legge di stabilità, considerata decisiva per capire l’impostazione complessiva della maggioranza in Friuli Venezia Giulia.
A spiegare il senso della scelta è il consigliere regionale Andrea Carli, relatore di minoranza, che descrive il testo come un intervento limitato nelle dimensioni e poco coordinato nell’impianto. Il giudizio politico non è di chiusura totale, ma mette in evidenza l’assenza, secondo il Pd, di una strategia capace di guardare oltre i singoli stanziamenti.
Una manovra giudicata troppo frammentata
Nella nota diffusa da Trieste il 16 ottobre, Carli osserva che la manovra autunnale sarebbe la più contenuta dell’attuale legislatura. Il riferimento è al divario tra le cifre ipotizzate nei mesi scorsi e quelle poi effettivamente arrivate all’esame della Commissione e dell’Aula.
Secondo il consigliere dem, proprio in una fase in cui le risorse non sono illimitate sarebbe necessario concentrare gli sforzi su priorità nette e su obiettivi di medio periodo. Da qui la critica a una serie di interventi ritenuti troppo puntuali, fino a importi di 9.500 euro, che a suo avviso danno l’idea di un insieme di misure sparse più che di una manovra costruita attorno a un disegno unitario.
I punti contestati: energia, famiglie e riforma degli enti locali
Tra gli aspetti che il Pd continua a contestare ci sono le scelte in materia energetica. Carli riconosce la presenza di stanziamenti, ma sostiene che non vi sia un’attenzione sufficiente verso le situazioni più deboli, sia dal punto di vista sociale sia sotto il profilo territoriale.
Un altro rilievo riguarda le politiche per la natalità. Nella valutazione del gruppo dem, il trasferimento di risorse da questo capitolo rappresenta un segnale negativo su un tema che in regione viene indicato da tempo come prioritario per famiglie e comunità locali.
Nel mirino finisce anche il percorso che dovrebbe riportare in campo le Province. Per Carli stanno emergendo difficoltà che avrebbero consigliato tempi più distesi e una preparazione più prudente, così da evitare complicazioni nella fase applicativa del riordino.
Le misure condivise e il passaggio decisivo d’autunno
Nel giudizio del Pd non manca però il riconoscimento di alcuni contenuti ritenuti utili. Tra questi vengono citati gli interventi a sostegno delle imprese e lo scorrimento di graduatorie attese da diverse realtà del territorio regionale.
È anche su questa base che il gruppo non ha scelto il voto contrario. L’astensione viene presentata come una posizione critica ma non pregiudiziale, in vista del confronto più ampio sulla Legge di stabilità, dove l’opposizione chiederà una destinazione delle risorse più selettiva e più aderente, secondo il Pd, ai bisogni del Friuli Venezia Giulia.
Il prossimo passaggio in Aula sarà quindi quello da cui misurare non solo l’entità degli stanziamenti, ma soprattutto l’idea di sviluppo che la Regione intende mettere in campo nell’ultima parte della legislatura.