Udine, un secolo di banco e relazioni: l’osteria Fusâr festeggia i suoi primi 100 anni
Il locale di via Pradamano 25 è guidato dal 1994 da Giorgio Romanello, nipote del fondatore Attilio Roiatti.
UDINE - Cento anni di attività per l’osteria Fusâr, storico locale di via Pradamano 25 che questa mattina ha celebrato il traguardo insieme ai clienti e all’assessore Carlo Giacomello, presente per portare il saluto dell’amministrazione comunale al gestore Giorgio Romanello.
L’osteria fu registrata ufficialmente alla Camera di commercio nel 1926 da Attilio Roiatti e, nonostante il passare del tempo, ha mantenuto un’impronta familiare. Dal 1994 la gestione è passata a Giorgio Romanello, nipote del fondatore, che ha proseguito l’attività conservando la tradizione di accoglienza legata al locale.
La storia del nome Fusâr
Il nome “Fusâr” richiama una radice profondamente legata alla tradizione friulana: indica infatti il fabbricante di fusi. Secondo la ricostruzione legata alla storia dell’osteria, la famiglia Roiatti offriva ospitalità agli artigiani e alle venditrici ambulanti che arrivavano a Udine e trovavano riparo per la notte nel fienile.
Da qui nasce una vocazione all’incontro che, a distanza di un secolo, continua a caratterizzare il locale, rimasto un punto di ritrovo per il quartiere tra chiacchiere, relazioni quotidiane e partite a carte.
Il valore per il quartiere
Nel corso della mattinata, Carlo Giacomello ha sottolineato il ruolo che luoghi come questo continuano ad avere nella vita cittadina. L’assessore ha definito l’osteria uno dei presidi fondamentali presenti nei quartieri di Udine, spazi in cui le persone si incontrano, coltivano relazioni e rafforzano il senso di appartenenza alla comunità.
Per l’amministrazione comunale, ha aggiunto, festeggiare i 100 anni dell’osteria Fusâr significa riconoscere un pezzo della storia del quartiere e il valore di un’attività che ha saputo custodire nel tempo un patrimonio di accoglienza e socialità.
L’assessore ha quindi rivolto le congratulazioni a Giorgio Romanello, ringraziandolo per aver portato avanti una tradizione familiare iniziata con Attilio Roiatti e rimasta viva fino a oggi.