Gradisca, “La Storia” arriva a teatro: un viaggio potente tra guerra e umanità
A Gradisca d’Isonzo “La Storia” di Elsa Morante in scena il 10 aprile: spettacolo intenso tra guerra e umanità.
GRADISCA D'ISONZO (GO) - Imperdibile il prossimo appuntamento al Nuovo Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo che ospiterà, venerdì 10 aprile, alle 21, ‘La Storia - Uno scandalo che dura da diecimila anni’. In scena un’opera monumentale del Novecento europeo che prende corpo seguendo le traiettorie di Iduzza, dei suoi figli Nino e Useppe e dei numerosi personaggi che danzano intorno a loro. Liberamente ispirato a ‘La Storia’ di Elsa Morante, edito in Italia da Giulio Einaudi Editore, by arrangement with The Italian Literary Agency, con la drammaturgia di Marco Archetti, ‘La Storia - Uno scandalo che dura da diecimila anni’ racconta di un corale e commovente intreccio di destini in lotta con gli ingranaggi spesso incomprensibili della Storia con la S maiuscola. In scena Franca Penone, Alberto Onofrietti, e Francesco Sferrazza Papa, in una produzione firmata da Teatro Franco Parenti / Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival / Centro Teatrale Bresciano.
Con una drammaturgia serrata e affascinante, capace di restituire appieno la forza e la vertiginosa attualità dell’opera, lo spettacolo affonda nella complessa e umanissima materia del romanzo, sviluppando un “tempo di guerra” e un “tempo di pace”. E rivendica, grazie alla regia di Fausto Cabra – artista residente al Parenti – quella sorprendente vitalità dell’opera, venata di comicità e leggerezza. A sottolineare la potenza del messaggio arriva dritta al cuore la drammaturgia del suono ideata da Mimosa Campironi.
Così spiega il lavoro il regista in una nota: ‘Il romanzo di Elsa Morante rivela questo paradossale gioco di scatole cinesi: le piccole storie degli individui sono contenute nella Grande Storia che tutti formiamo stando insieme; ed essa a sua volta è contenuta nella Grande Sfera Naturale, Atemporale e Universale. E tutto ciò è ri-contenuto in un bimbetto di nome Useppe, finito in quanto infinito, infinitesimale in quanto divino, vittima in quanto supremo creatore. Un “essere minimo” che sente e comprende il linguaggio misterico di uccellini, cani, gatti, alberi, radure e cicli solari. Al romanzo, scomodo ieri come oggi, si è rimproverato di non dare risposte. Non ci sono ideologie che possano indicare una via. Non c’è speranza di sciogliere l’enigma tra violenza e amore. Non c’è modo sicuro per distinguere davvero il carnefice dalla vittima. L’oscuro è mischiato continuamente con il luminoso, e la vita è celebrata proprio nel momento in cui più ci si immerge nella sua fine. Questa suprema contraddizione è il grande “scandalo” che Morante svela implacabile. ln questo noi riconosciamo il supremo valore politico di questo testo, che ci pone continuamente davanti alla complessità del reale. Non c’è semplificazione possibile. Sembra dire: ecco la Storia nuda per quello che è. Non c’è l’auspicata “fine della Storia”, non ci sono vie d’uscita, né personali, né tanto meno collettive. L’unica salvezza possibile – vien da pensare leggendo – è proprio quella commozione, quella cruda com-passione che lo stesso romanzo genera nel lettore. Un seme di umanità? Un sentimento primario, mai compiaciuto, che rivela – nonostante l’orrore – l’amore per la Vita stessa e per questa bistrattata umanità’.
La biglietteria aprirà un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.