Intelligenza artificiale in Friuli Venezia Giulia, arriva in Consiglio una proposta con paletti per enti e imprese
Presentato in VI Commissione il testo firmato da Igor Treleani e dal gruppo di Fratelli d’Italia: previsti programma regionale, comitato tecnico e registro.
Il Friuli Venezia Giulia prova a definire una propria linea sull’intelligenza artificiale, con una proposta di legge regionale che mette insieme regole, controllo pubblico e sostegno alla diffusione degli strumenti digitali. Il testo è stato illustrato in VI Commissione dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Igor Treleani, primo firmatario insieme al gruppo.
L’impostazione scelta punta a non lasciare il tema soltanto all’evoluzione tecnologica o alle iniziative dei singoli enti. L’idea è costruire una cornice regionale che accompagni l’uso dell’IA nella pubblica amministrazione, nel sistema produttivo e nella formazione, fissando criteri e strumenti comuni.
Una cornice regionale per gestire il cambiamento
Nel ragionamento politico che accompagna la proposta, il punto di partenza è chiaro: l’innovazione va governata. Treleani ha spiegato che il Friuli Venezia Giulia dovrebbe dotarsi di regole capaci di valorizzare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale senza trascurarne gli aspetti più delicati, a partire dalla trasparenza e dalla tutela dei diritti.
Al centro del testo c’è infatti il ruolo della persona. L’intelligenza artificiale, secondo l’impostazione presentata, dovrebbe restare uno strumento di supporto e non diventare un meccanismo sostitutivo delle responsabilità umane, sia nei processi decisionali sia nei servizi pubblici.
Gli strumenti previsti dal disegno di legge
La proposta individua alcune strutture operative precise. Tra queste compare un programma strategico regionale con durata triennale, pensato per orientare le scelte del territorio su sviluppo e utilizzo dell’IA.
È prevista poi la nascita di un Comitato regionale composto da figure del mondo accademico, scientifico, produttivo e sociale. A questo si aggiunge un registro dei sistemi di intelligenza artificiale impiegati dalla pubblica amministrazione, con l’obiettivo di rendere conoscibili e tracciabili gli strumenti adottati dagli enti.
Nel testo trova spazio anche una piattaforma dedicata alla diffusione delle competenze, con funzioni di informazione e formazione rivolte a cittadini e operatori. Un passaggio che, in una regione come il Friuli Venezia Giulia, si inserisce nel confronto già aperto sul rapporto tra tecnologie digitali, servizi pubblici e accessibilità.
Il nodo delle piccole e medie imprese friulane
Uno dei capitoli più rilevanti per il territorio riguarda il sistema economico. La proposta richiama il sostegno alle imprese, con un’attenzione particolare alle piccole e medie realtà, che rappresentano una parte essenziale del tessuto produttivo friulano.
L’obiettivo dichiarato è permettere anche alle aziende di dimensioni minori di utilizzare l’intelligenza artificiale per aumentare efficienza, qualità dei servizi e capacità competitiva. Secondo Treleani, questo percorso si inserirebbe in un quadro già avviato di incentivi e iniziative legate a innovazione e formazione.
Perché il Fvg vuole giocare una partita propria
Nelle motivazioni illustrate in Commissione, il Friuli Venezia Giulia viene indicato come un territorio che può ritagliarsi un ruolo riconoscibile nell’applicazione responsabile dell’IA. A sostegno di questa lettura vengono richiamati la presenza di università e centri di ricerca, una pubblica amministrazione già orientata alla digitalizzazione e un sistema imprenditoriale sensibile ai processi di innovazione.
La legge, nelle intenzioni del proponente, servirebbe proprio a collegare queste risorse e a dare una direzione comune. Il tema, del resto, non riguarda solo la tecnologia in senso stretto: tocca l’organizzazione dei servizi, la competitività delle aziende e il modo in cui le istituzioni accompagnano cittadini e lavoratori in una trasformazione già in corso.
Il messaggio ribadito al termine della presentazione è che il punto non sia arrestare il cambiamento, ma scegliere come affrontarlo. Nella proposta presentata in VI Commissione, i riferimenti indicati sono quattro: centralità della persona, competenze, etica e sviluppo del territorio regionale.