Innovazione nelle imprese del Nordest, i dati SMACT spingono anche il Friuli: più della metà migliora i progetti
La ricerca presentata al Mimit misura l’effetto del trasferimento tecnologico: crescita della capacità innovativa nel 56% delle aziende seguite.
Per molte piccole e medie imprese del Friuli il tema non è solo trovare risorse, ma capire con chi innovare e come farlo in tempi utili. È in questo quadro che si inseriscono i dati diffusi da SMACT, il competence center di riferimento per il Nordest, secondo cui il 56% delle aziende accompagnate ha rafforzato la propria capacità di innovazione.
Il risultato è stato illustrato il 28 settembre 2026 a Roma, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, durante la presentazione di una ricerca dedicata all’impatto dei Centri di Competenza sostenuti dal PNRR. Per il sistema produttivo friulano, fatto in larga parte di PMI, il valore di questi numeri sta soprattutto nell’effetto concreto sui percorsi aziendali.
Che cosa cambia per il tessuto produttivo del Friuli
Il dato più significativo riguarda proprio la qualità del percorso intrapreso dalle imprese. Secondo l’analisi, senza questo accompagnamento una azienda su quattro non sarebbe arrivata a realizzare il progetto previsto, mentre per molte altre il cammino sarebbe stato più lento oppure meno incisivo.
Non si parla quindi soltanto di contributi economici. Il trasferimento tecnologico, nel modello descritto da SMACT, incide anche sulla crescita delle competenze interne, sulla maggiore familiarità con gli strumenti digitali e sulla possibilità di lavorare con interlocutori qualificati. Elementi che in una regione manifatturiera come il Friuli possono pesare direttamente sulla competitività.
I numeri emersi dalla ricerca
Tra i dati presentati, emerge che una impresa su due considera determinante l’accesso a partner competenti per portare a buon fine i progetti di innovazione. È uno degli aspetti che dà la misura del ruolo svolto da una rete capace di mettere in relazione aziende, ricerca e università.
La presidente di SMACT, Eleonora Di Maria, ha evidenziato una crescita molto forte della domanda di innovazione: nell’ultimo biennio, ha spiegato, è aumentata di sette volte. Un’accelerazione che il centro collega anche alla costruzione di un ecosistema stabile tra mondo produttivo e accademico.
Il direttore generale Matteo Faggin ha invece richiamato l’importanza della misurazione dell’impatto, considerandola uno strumento utile non solo per il centro, ma più in generale per chi sul territorio lavora per sostenere la competitività delle imprese.
Il quadro nazionale presentato a Roma
L’appuntamento al Mimit, nella Sala degli Arazzi, ha inserito l’esperienza del Nordest in una lettura più ampia sul ruolo dei Competence Center nel trasferimento tecnologico e nelle prospettive successive al PNRR. La ricerca è stata sviluppata dai Centri di Competenza insieme al CNR, con il coinvolgimento dell’Università di Padova.
Su scala italiana, il sistema ha attivato 180 milioni di euro di fondi pubblici, generando progetti aziendali per 320 milioni. Il rapporto indicato nello studio è di 1,8 euro di iniziative sviluppate per ogni euro investito attraverso il PNRR.
Nel complesso, i servizi erogati tra orientamento, formazione e innovazione sono stati 4.700, con una quota dell’84% rivolta alle piccole e medie imprese. A livello nazionale, il 93,3% delle aziende coinvolte ritiene che il supporto ricevuto abbia inciso davvero sul proprio percorso di sviluppo.
Una rete che riguarda da vicino anche il Friuli
Dall’incontro romano è emersa anche la dimensione di rete dei diversi Competence Center, specializzati per territori o filiere ma collegati da un’offerta di servizi condivisa. In questa cornice è stata annunciata anche la firma dell’Associazione Competence Center Italia.
SMACT, nato nel 2018 come Società Consortile per Azioni, opera come Centro di Competenza Industria 4.0 del Nord-Est e mette insieme università, centri di ricerca e imprese private del Triveneto. Per il Friuli questo significa avere un presidio che lavora sul collegamento tra ricerca applicata e fabbisogni delle aziende, con particolare attenzione alle PMI che devono affrontare la transizione tecnologica senza disperdere risorse e tempo.