Incidenti venatori tra Tolmezzo e Resia, dagli animalisti Fvg la richiesta: costi dei soccorsi a carico di chi caccia
Dopo i ferimenti registrati in Friuli, Partito Animalista Italiano e Animal Pride Defending riaprono il tema della sicurezza e delle spese per i recuperi.
Due episodi avvenuti in montagna, tra Tolmezzo e Resia, riportano al centro in Friuli Venezia Giulia il confronto sulla caccia e sulle sue conseguenze. A intervenire, dopo i ferimenti registrati nelle ultime ore, sono il Partito Animalista Italiano del Fvg e l’Animal Pride Defending Association, che chiedono un cambio di impostazione anche sul piano dei costi sanitari.
Secondo le due realtà, gli incidenti legati all’attività venatoria non rappresentano soltanto un problema per chi vi prende parte, ma hanno effetti più ampi sulla collettività. Nel mirino finiscono soprattutto l’impiego di mezzi di emergenza e l’utilizzo di risorse pubbliche che, sostengono, potrebbero essere destinate ad altre urgenze.
La posizione delle associazioni dopo i fatti in Friuli
A esprimere la presa di posizione sono Irene Giurovich, portavoce del Partito Animalista Italiano in Friuli Venezia Giulia, insieme a Patrizia Munarin, presidente di Animal Pride Defending Association. Per le associazioni, quanto avvenuto tra l’area di Tolmezzo e quella di Resia confermerebbe i rischi propri della pratica venatoria.
Nella loro lettura, la questione non riguarda soltanto chi impugna un’arma durante una battuta, ma anche chi frequenta sentieri e aree naturali per camminare, correre o muoversi con animali domestici. Le due sigle insistono sul fatto che gli spazi montani e boschivi debbano restare fruibili da tutti senza timori.
Il nodo delle spese per recuperi e cure
Il punto più netto della richiesta riguarda però il capitolo economico. Giurovich sollecita un approfondimento sul peso che questi interventi possono avere per la sanità pubblica, richiamando l’impiego di personale sanitario, soccorso alpino, elicotteri, ambulanze e altri apparati di emergenza nei casi di incidenti di caccia.
Da qui la proposta: per gli episodi direttamente collegati all’attività venatoria, i cacciatori dovrebbero farsi carico delle spese di recupero e assistenza, comprese quelle mediche per pronto soccorso e ricoveri. Secondo gli animalisti, se esistono coperture assicurative, dovrebbero essere utilizzate proprio in queste circostanze, evitando che il costo ricada sulla collettività.
Sicurezza, sentieri e dibattito politico
Le associazioni collegano il tema degli incidenti anche a quello della sicurezza generale sul territorio. Nel loro intervento richiamano pure casi in cui, in passato, a essere coinvolte sarebbero state persone estranee all’attività venatoria, come frequentatori dei percorsi naturalistici.
Giurovich e Fabio Rabak, coordinatore regionale del PAI FVG, ribadiscono che la tutela delle persone e quella degli animali debbano avere priorità rispetto alla caccia. È una posizione che, in Friuli come altrove, riaccende un confronto destinato a restare aperto, soprattutto nelle aree dove la presenza venatoria si intreccia con la vita quotidiana di residenti, escursionisti e sportivi.
Nella nota diffusa, il Partito Animalista e l’Animal Pride Defending annunciano inoltre attenzione sulle iniziative normative in discussione a livello parlamentare. Il timore espresso è che eventuali ulteriori aperture possano tradursi in un aumento degli episodi critici e, di conseguenza, in maggiori costi per il sistema pubblico.
Il tema, dunque, torna a pesare anche nel dibattito friulano: non solo per quanto accaduto tra Tolmezzo e Resia, ma per le ricadute che simili episodi possono avere su sanità, gestione dei soccorsi e uso condiviso del territorio.