Idroelettrico, Capozzi incalza la Regione: «Serve una linea chiara prima del 2029»
La consigliera M5S riapre il confronto sulle grandi derivazioni in Friuli Venezia Giulia: focus su concessioni e fondi destinati ai Comuni montani.
Le concessioni idroelettriche del Friuli Venezia Giulia tornano al centro del confronto politico regionale, con un passaggio che riguarda da vicino anche i territori di montagna. A sollevare il tema è la consigliera del Movimento 5 Stelle Rosaria Capozzi, che contesta alla Giunta il ritardo nelle scelte operative mentre l'orizzonte del 2029, anno chiave per le grandi derivazioni, si avvicina.
La critica politica non riguarda solo l'impianto generale della riforma, ma anche gli effetti concreti sui Comuni che attendono risorse collegate allo sfruttamento dell'acqua a fini energetici. Per Capozzi, il tempo delle attese sarebbe ormai finito e la Regione dovrebbe esplicitare con nettezza quale strada intende seguire.
Il peso della scadenza sulle scelte regionali
Secondo la consigliera, il punto decisivo è proprio la gestione delle concessioni in scadenza. A suo giudizio, continuare a rinviare il confronto espone il Friuli Venezia Giulia al rischio di arrivare impreparato a un passaggio strategico per il comparto idroelettrico.
Capozzi mette nel mirino soprattutto l'ipotesi di proroghe o rinnovi agli operatori attuali in cambio di nuovi investimenti, immaginando in un secondo momento formule di collaborazione tra pubblico e privato. Una soluzione del genere, sostiene, finirebbe per indebolire la posizione della parte pubblica, che si troverebbe a negoziare da una condizione meno favorevole.
I fondi attesi dai territori montani
Nell'intervento della rappresentante pentastellata c'è poi un capitolo che tocca direttamente le amministrazioni locali della fascia montana. Capozzi rivendica come risultato concreto il meccanismo che consente di lasciare ai Comuni i canoni incassati e le somme derivanti dalla monetizzazione dell'energia gratuita.
Il problema, però, sarebbe nell'attuazione. Una quota importante di queste risorse, afferma, non sarebbe ancora arrivata ai sindaci. La consigliera parla di importi consistenti, nell'ordine di decine di milioni di euro, che attendono ancora di essere trasferiti ai territori interessati.
Alla base dei ritardi, secondo la sua ricostruzione, ci sarebbero i ricorsi promossi dai concessionari contro le norme approvate sul tema. Capozzi osserva che tali impugnazioni sarebbero state respinte, e proprio per questo ritiene non più giustificabile il permanere dello stallo.
La legge regionale e il confronto con la Giunta
Nel ragionamento della consigliera c'è anche un richiamo al percorso avviato nel 2020. Il Movimento 5 Stelle, sostiene, aveva impostato un modello che tenesse conto dei vincoli fissati dalle regole nazionali ed europee, considerate incompatibili con una gestione interamente pubblica delle grandi derivazioni.
Quel disegno, nelle intenzioni, avrebbe dovuto aprire a una governance mista del settore. Per Capozzi, però, quella impostazione non ha mai trovato una vera applicazione e la norma regionale è rimasta di fatto senza un seguito concreto.
Da qui la richiesta rivolta all'assessore regionale Fabio Scoccimarro e, più in generale, all'esecutivo regionale: chiarire se l'intenzione sia davvero quella di portare avanti quanto previsto dalla legge oppure scegliere un'altra strada. Per la consigliera, lasciare il dossier sospeso tra rinvii e responsabilità rimbalzate non è più una risposta sufficiente per un tema che incide su energia, concessioni e risorse per la montagna friulana.