Guardia medica, focus sul Basso Friuli: interrogazione in Regione dopo il riassetto delle sedi
Nel mirino il trasferimento del servizio da Cervignano a Palmanova e il ridisegno deciso da Asufc, con richieste di chiarimento sugli effetti per i cittadini.
Il riassetto della continuità assistenziale nel territorio friulano arriva in Consiglio regionale e accende l’attenzione soprattutto nel Basso Friuli. A sollevare il tema è la consigliera regionale Manuela Celotti, che ha presentato un’interrogazione alla Giunta per chiedere conto delle scelte adottate da Asufc e delle ricadute sui centri interessati.
Il punto più discusso riguarda Cervignano, dove dal 1° dicembre il servizio dovrebbe essere spostato a Palmanova. Una decisione che, secondo Celotti, merita motivazioni puntuali e una verifica concreta sulla capacità del nuovo assetto di assicurare risposte adeguate alla popolazione.
Il nodo Cervignano-Palmanova
Nella nota diffusa dalla consigliera del Pd, il trasferimento viene indicato come uno dei passaggi più delicati della riorganizzazione. Celotti osserva che a Cervignano i volumi medi di accesso risulterebbero più alti rispetto a quelli registrati a Palmanova e richiama anche la presenza, nella cittadina del Basso Friuli, di una Casa della comunità spoke.
Da qui la richiesta di chiarire su quali basi sia stata presa la decisione di chiudere la sede locale della guardia medica, concentrando il servizio altrove. Per la consigliera, servono elementi tecnici e sanitari espliciti, tali da giustificare una modifica che incide direttamente sull’accessibilità del presidio.
Che cosa prevede il piano di Asufc
Al centro dell’interrogazione c’è il decreto Asufc numero 1017 del 29 ottobre. Il provvedimento, secondo quanto riportato nella nota, ridisegna la rete delle sedi di continuità assistenziale, portandole da 22 a 14.
Celotti richiama anche i numeri legati alla presenza dei medici: il nuovo schema comporterebbe una riduzione del 25% nelle fasce diurne e del 17,2% in quelle notturne. Un dato che, nella lettura della consigliera, impone una spiegazione chiara su come si intenda mantenere un livello di risposta efficace per i cittadini dei diversi territori.
Le perplessità su distanze e tempi di risposta
L’interrogazione non si ferma al caso di Cervignano. Vengono citati anche San Giorgio di Nogaro e Buja, indicati come punti di riferimento consolidati per i rispettivi comprensori e per i Comuni vicini.
Secondo Celotti, nella valutazione del riordino non andrebbero considerati soltanto i flussi medi di attività, ma anche aspetti molto concreti come i tempi di percorrenza, la distribuzione della domanda, gli interventi a domicilio e i momenti di maggiore pressione sul servizio. La critica riguarda anche la base temporale dei dati utilizzati da Asufc, che farebbero riferimento a un periodo limitato di mesi estivi, ritenuto non sufficiente per una valutazione completa.
La richiesta alla Giunta regionale
Il senso politico dell’iniziativa è legato al tema della sanità di prossimità. Per la consigliera, la riforma territoriale dovrebbe rafforzare la presenza dei servizi vicino ai cittadini, non allontanarli dai centri in cui sono già radicati.
Nella sua presa di posizione, Celotti sostiene che le Case della comunità dovrebbero rappresentare un potenziamento dell’assistenza e non diventare l’occasione per ridurre presidi esistenti. Per questo chiede alla Giunta di spiegare le ragioni del riordino e di verificare se il nuovo modello sia davvero in grado di garantire un’assistenza accessibile, tempestiva e adeguata per il territorio friulano.