«Restituita nonostante tutto». Il caso della cagnolina Nina raccontato a Nordest24 | VIDEO

A Gorizia oltre 300 persone in piazza per Nina: il caso giudiziario che divide e accende il dibattito.

11 febbraio 2026 14:36
«Restituita nonostante tutto». Il caso della cagnolina Nina raccontato a Nordest24 | VIDEO -
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GORIZIA – Una vicenda che ha acceso il dibattito pubblico, superando i confini regionali e mobilitando un’intera comunità. Il caso di Nina, la cagnolina sequestrata per presunti maltrattamenti e successivamente restituita ai precedenti detentori, continua a far discutere e a dividere l’opinione pubblica.

Nella serata del 10 febbraio 2026, durante la trasmissione di Nordest24 condotta da Silvia Zanella, si è tornati ad analizzare ogni passaggio di una storia complessa che ha portato oltre 300 persone in piazza a Gorizia, nonostante la pioggia battente, per chiedere il rispetto delle norme e maggiori garanzie sul benessere animale.

Sabato scorso il centro cittadino si è trasformato in un lungo corteo silenzioso, ma determinato. Striscioni, fotografie e cartelli con un messaggio inequivocabile: «Nina deve tornare a casa». Alla mobilitazione hanno aderito più di quaranta associazioni animaliste insieme a centinaia di cittadini e diversi rappresentanti istituzionali.

Tra i presenti anche il deputato Walter Rizzetto, che ha presentato due interrogazioni parlamentari sulla vicenda, il vicesindaco di Gorizia Chiara Gatta e la consigliera comunale Marilena Bernobi. Una presenza trasversale che ha dato un segnale politico oltre che civile.

Durante la trasmissione sono intervenuti Sheyla Canadzich, presidente dell’associazione Amore Animale ODV di Capriva del Friuli, e l’avvocato Luca Gamberoni. La ricostruzione parte dal 3 dicembre 2024, quando tre cani vengono sequestrati dai Carabinieri Forestali insieme ai veterinari dell’azienda sanitaria. Tra questi c’era Nina.

Le relazioni veterinarie, come spiegato in studio, descrivevano una situazione preoccupante: «grave magrezza, lesioni al collo compatibili con un contenimento prolungato, tremori muscolari, postura incurvata, scarso sviluppo degli arti e una marcata difficoltà nella socializzazione. La cagnolina era stata trovata legata a una catena, priva di microchip, in uno stato che i sanitari hanno ritenuto incompatibile con il benessere dell’animale».

Dopo il sequestro, Nina viene affidata in custodia giudiziale a una giovane coppia della provincia. Nel frattempo i precedenti detentori impugnano il provvedimento e il 2 gennaio 2025 arriva il dissequestro. Il sindaco emette un’ordinanza che vieta la detenzione di animali per due anni a chi è indagato per maltrattamenti, ma il provvedimento viene successivamente sospeso dal TAR.

A gennaio 2026 interviene la Cassazione che annulla il sequestro disposto nell’ambito di un secondo fascicolo di indagine e dispone la restituzione dei beni, compresa Nina, agli aventi diritto individuati nei precedenti detentori. Il 29 gennaio la cagnolina lascia il canile tra lo sconforto dei volontari e della famiglia affidataria.

Uno degli aspetti che ha alimentato il dibattito riguarda l’intestazione del microchip. Nina, trovata senza identificazione, era stata registrata all’anagrafe canina a nome della famiglia affidataria. Come chiarito dal legale dell’associazione, «il microchip rappresenta un obbligo amministrativo e non costituisce da solo una prova assoluta di proprietà». Tuttavia resta un elemento che, insieme ad altre circostanze emerse, secondo i volontari «avrebbe dovuto essere valutato con maggiore approfondimento».

Nei mesi trascorsi con la coppia affidataria, Nina avrebbe mostrato progressi evidenti: recupero del peso, maggiore equilibrio comportamentale, passeggiate nei boschi, ritorno alla fiducia verso l’uomo. Una trasformazione che per molti rappresentava la prova di una nuova possibilità di vita.

Oggi però non vi sono aggiornamenti ufficiali sulle condizioni attuali della cagnolina. Le associazioni hanno chiesto verifiche e controlli agli organi competenti, ma dichiarano di non aver ricevuto risposte.

Sul piano giudiziario risultano aperti due procedimenti collegati alla vicenda, con sequestri poi annullati. Una situazione articolata che intreccia normativa nazionale, regolamenti regionali e decisioni di diversi organi giudiziari, lasciando spazio a dubbi e interrogativi.

La mobilitazione di Gorizia, spiegano i promotori, «è stata una dimostrazione di partecipazione civica e sensibilità collettiva. La richiesta è che le norme sul benessere animale vengano applicate con rigore e coerenza e che si garantisca un monitoraggio costante sulle condizioni di Nina».

Il caso, nato in ambito privato, si è trasformato in un tema pubblico che chiama in causa istituzioni, magistratura e opinione pubblica. E sotto la pioggia, Gorizia ha scelto di far sentire la propria voce.

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