Invalidità civile in crescita dopo la fine del reddito di cittadinanza: cosa dicono i numeri in Fvg

Pensioni di invalidità civile in Friuli Venezia Giulia: numeri, spesa e trend dopo la fine del reddito di cittadinanza.

10 gennaio 2026 13:35
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Con la fine del reddito di cittadinanza, il dibattito pubblico si è spostato su un altro fronte sensibile del welfare: le pensioni di invalidità civile. In Friuli Venezia Giulia, i dati aggiornati al 31 dicembre 2024 offrono una fotografia dettagliata e, per certi aspetti, controcorrente rispetto ad altre aree del Paese.

Secondo l’Ufficio studi della CGIA, nella regione risultano 65.850 pensioni di invalidità complessive, di cui 14.489 prestazioni previdenziali e 51.361 di natura civile. Un dato che, rapportato alla popolazione residente, porta l’incidenza complessiva al 5,5 per cento.

L’andamento delle pensioni di invalidità civile

Osservando esclusivamente le prestazioni di invalidità civile, emerge che tra il 2020 e il 2024 l’aumento è stato contenuto: +2,6 per cento, pari a 1.298 prestazioni in più. Un incremento che si è concentrato in larga parte tra il 2022 e il 2024, periodo che coincide con le profonde trasformazioni delle politiche di sostegno al reddito.

Nel confronto nazionale, il Friuli Venezia Giulia si colloca all’ultimo posto per crescita percentuale, a dimostrazione di una dinamica più stabile rispetto ad altre regioni.

Stop al reddito di cittadinanza: c’è un legame?

La domanda resta centrale: la cancellazione del reddito di cittadinanza ha fatto aumentare le pensioni di invalidità civile?
Formalmente, le due misure rispondono a finalità differenti. Il reddito di cittadinanza era uno strumento di contrasto alla povertà e di inclusione lavorativa, mentre le pensioni di invalidità civile tutelano persone con limitazioni fisiche o psichiche riconosciute.

Tuttavia, la cessazione graduale del reddito di cittadinanza nel corso del 2023 ha lasciato scoperta una fascia fragile della popolazione, caratterizzata da difficoltà occupazionali strutturali. In questo scenario, per molte famiglie l’accesso all’invalidità civile potrebbe aver rappresentato l’unico sostegno economico stabile.

Va chiarito con forza: dimostrare una correlazione diretta è impraticabile, sia per la mancanza di dati comparabili, sia per la complessità di una materia che coinvolge diritti fondamentali e condizioni sanitarie reali. Il dubbio di una connessione indiretta, però, rimane, soprattutto in alcune aree del Paese.

Incidenza territoriale: il confronto tra regioni

Sul piano nazionale, l’incidenza più elevata delle prestazioni di invalidità complessive sul totale degli abitanti si registra in Calabria con il 13,2 per cento. Seguono Puglia (11,6), Umbria (11,3) e Sardegna (10,7).

Il Friuli Venezia Giulia si posiziona al 14° posto, con il già citato 5,5 per cento, mentre chiudono la classifica Piemonte, Lombardia e Veneto, tutte al 5,1 per cento.

A livello provinciale, spicca Reggio Calabria, con 14,99 prestazioni ogni 100 abitanti, seguita da Lecce (14,24) e Crotone (13,88).

La mappa interna del Friuli Venezia Giulia

All’interno della regione, le differenze non mancano. La situazione più delicata riguarda Udine, con 5,88 prestazioni ogni 100 residenti. Seguono Gorizia (5,81), Pordenone (5,61) e Trieste, che presenta l’incidenza più bassa con 4,39.

Numeri che confermano una distribuzione disomogenea, legata a fattori demografici, sociali ed economici differenti.

La spesa: il peso sui conti pubblici

Concentrandosi solo sulle pensioni di invalidità civile, nel 2024 la spesa complessiva nazionale ha raggiunto i 21 miliardi di euro. Quasi la metà, il 46,6 per cento, è stata assorbita dal Mezzogiorno.

La regione con la spesa più elevata è la Campania, con 2,73 miliardi di euro, seguita da Lombardia (2,67 miliardi) e Lazio (2,38 miliardi).

In Friuli Venezia Giulia, la spesa complessiva si è attestata a 320 milioni di euro, con un importo medio mensile erogato pari a 508 euro.

I trend di crescita: FVG fanalino di coda

Tra il 2020 e il 2024, la crescita più marcata delle pensioni di invalidità civile si è registrata in Puglia (+14,1 per cento), seguita da Basilicata (+12,2) e Calabria (+11,9).

Il Friuli Venezia Giulia, con il suo +2,6 per cento, rappresenta una eccezione nazionale, confermando una dinamica più contenuta e meno esposta a variazioni improvvise.

Un equilibrio fragile

Il quadro che emerge è complesso. Da un lato, i dati smentiscono l’idea di un’esplosione delle pensioni di invalidità civile in Friuli Venezia Giulia dopo lo stop al reddito di cittadinanza. Dall’altro, resta evidente come la fine di uno strumento di sostegno abbia lasciato zone d’ombra nel sistema di protezione sociale, soprattutto per chi vive condizioni di fragilità difficilmente inquadrabili nei percorsi tradizionali di inserimento lavorativo.

Il tema resta aperto e chiama in causa politiche sociali, sanitarie e del lavoro, in un equilibrio che continua a essere uno dei nodi centrali del welfare italiano.

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