Fine vita, dal voto in Veneto una pressione anche su Trieste: Pellegrino chiede regole certe in Fvg

La consigliera regionale di Avs lega il passaggio di domani a Venezia al dibattito friulano: "Servono procedure definite e tempi chiari".

31 agosto 2026 13:44
Fine vita, dal voto in Veneto una pressione anche su Trieste: Pellegrino chiede regole certe in Fvg -
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Il confronto che si aprirà domani in Veneto sul fine vita, per il Friuli Venezia Giulia, non è un passaggio lontano. A leggerlo così è Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che invita la politica friulana a misurarsi con una questione che tocca diritti individuali, sanità pubblica e responsabilità istituzionali.

Il riferimento è alla seduta del Consiglio regionale veneto del 1 settembre 2026, chiamato a esaminare la proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito. Secondo Pellegrino, quanto accadrà a Palazzo Ferro Fini può diventare un segnale anche per Trieste, dove il tema, a suo giudizio, non è stato ancora affrontato con la necessaria profondità.

Il passaggio veneto visto dal Friuli Venezia Giulia

La consigliera regionale sottolinea che il dibattito non dovrebbe essere schiacciato su una contrapposizione politica o identitaria. Al centro, osserva, ci sono persone che convivono con patologie irreversibili e con sofferenze ritenute insopportabili, dentro un quadro di diritti già delineato dalla Corte Costituzionale.

Per questo, aggiunge, il punto decisivo è tradurre quei principi in un percorso praticabile: tempi definiti, modalità trasparenti e criteri applicativi che consentano l'accesso al suicidio medicalmente assistito nei casi previsti dalla giurisprudenza costituzionale.

Il vuoto normativo nazionale e il ruolo delle Regioni

Nell'intervento di Pellegrino pesa soprattutto l'assenza di una legge statale. La consigliera accusa il Parlamento di non aver ancora dato una risposta su una materia tanto delicata, lasciando così alle Regioni il compito di muoversi in un ambito che intreccia libertà personali e organizzazione dei servizi sanitari.

È in questo contesto che il voto veneto assume, nella sua lettura, un valore politico più ampio. Non soltanto una scelta interna a un'altra assemblea legislativa, ma un possibile precedente capace di riaprire il confronto anche in Friuli Venezia Giulia.

Il richiamo alla politica regionale

Pellegrino richiama anche la posizione espressa dal presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia e torna a citare la lettera aperta indirizzata ai cittadini veneti. Da lì, sostiene, arriva uno stimolo che la politica friulana non dovrebbe ignorare.

Secondo l'esponente di Avs, il nodo riguarda il rapporto tra autodeterminazione della persona, limite delle cure, progresso medico e dignità nel tratto finale dell'esistenza. Un terreno che, nella sua impostazione, non può essere semplificato in uno scontro ideologico.

Palliative e libertà di coscienza tra i punti centrali

Nel percorso di possibile mediazione, Pellegrino indica due aspetti come essenziali: l'integrazione delle cure palliative e la tutela dell'obiezione di coscienza del personale sanitario. Sono, nelle sue parole, elementi necessari per costruire un equilibrio credibile su un tema tanto sensibile.

La consigliera ribadisce che la discussione investe il diritto di ciascuno a decidere come affrontare l'ultima fase della vita quando le condizioni cliniche sono irreversibili e la sofferenza non è più sostenibile. Per questo guarda al dibattito veneto come a un passaggio che può fare da apripista.

In chiusura, l'appello è rivolto sia ai parlamentari nazionali sia alla maggioranza di Centrodestra in Friuli Venezia Giulia. Per Pellegrino, una scelta normativa e politica su questo fronte non può essere rimandata ancora.

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