Energia, il Friuli Venezia Giulia studia il dossier nucleare tra filiera industriale e opzione Slovenia

La Regione aspetta i decreti attuativi prima di decidere. Fedriga guarda ai nuovi impianti, Agrusti rilancia Krško 2, ma sui tempi gli esperti invitano alla prudenza.

25 settembre 2026 09:33
Energia, il Friuli Venezia Giulia studia il dossier nucleare tra filiera industriale e opzione Slovenia -
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Il tema non riguarda solo la produzione di energia, ma anche il posizionamento del Friuli Venezia Giulia dentro una partita industriale che potrebbe pesare negli anni a venire. In Regione il confronto sul nucleare si muove infatti su più piani: la possibile sperimentazione delle tecnologie di nuova generazione, il ruolo delle imprese locali nella filiera e l’ipotesi di un coinvolgimento nel progetto sloveno di Krško.

Per ora, però, nessuna scelta operativa può dirsi vicina. Il punto decisivo resta il quadro normativo nazionale, che dovrà stabilire con precisione margini, procedure, controlli e competenze prima che i territori possano muoversi con atti concreti.

Il passaggio nazionale che condiziona le scelte regionali

La cornice è cambiata il 23 settembre, quando il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge delega sul nucleare. Toccherà ora al Governo tradurre quel testo in disposizioni attuative, definendo regole su autorizzazioni, sicurezza e funzionamento del settore.

È in questo passaggio che il Friuli Venezia Giulia attende di capire quali strumenti potrà effettivamente utilizzare. Senza quei chiarimenti, le aperture politiche restano un orientamento, ma non possono ancora trasformarsi in iniziative strutturate.

Fedriga apre alle nuove tecnologie

Massimiliano Fedriga ha espresso più volte una posizione favorevole rispetto alla possibilità di ospitare attività sperimentali legate al nuovo nucleare. L’interesse della Regione si concentra in particolare sulle tecnologie emergenti, considerate da una parte del mondo produttivo come un possibile tassello del futuro mix energetico.

Accanto al tema politico c’è anche quello economico. In Friuli Venezia Giulia esistono già segnali di contatto con questo comparto: tra gli esempi citati c’è Orion, impresa triestina che ha realizzato una valvola destinata a Newcleo. Un elemento che viene letto come indicazione delle competenze già presenti sul territorio.

L’ipotesi Krško divide il confronto

Tra le proposte emerse nel dibattito c’è quella lanciata da Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico, che ha indicato nella partecipazione al secondo reattore di Krško una strada da valutare. La vicinanza geografica della centrale slovena rende l’idea particolarmente sensibile anche per il Nordest.

Su questo punto, però, all’interno delle istituzioni regionali non c’è una linea unanime. L’assessore all’Energia e all’Ambiente Fabio Scoccimarro ha infatti manifestato perplessità rispetto a un eventuale coinvolgimento nel progetto sloveno, segnalando una distanza di vedute su una delle opzioni oggi sul tavolo.

Le imprese chiedono stabilità, ma i tempi restano lunghi

Dietro il ritorno del tema nucleare c’è soprattutto una richiesta che arriva dal sistema produttivo: poter contare su energia disponibile con continuità e a costi sostenibili. È questa esigenza ad alimentare il confronto, in una fase in cui i prezzi e la sicurezza degli approvvigionamenti restano questioni centrali per la competitività delle aziende friulane.

A raffreddare le aspettative immediate interviene però la valutazione tecnica. Remo Giulio Vaudano, coordinatore del gruppo sul nucleare del Consiglio nazionale degli ingegneri, indica un orizzonte di almeno dieci anni. «Non credo assolutamente in tempi più brevi», osserva, mettendo in guardia da letture troppo ottimistiche. Per il Friuli Venezia Giulia, dunque, il dossier è aperto, ma si gioca su una prospettiva di lungo periodo più che su risultati immediati.

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