Elisa e il festival sull’acqua in Friuli, scontro sui contributi regionali

Dopo le dichiarazioni della cantante sulla mancata conferma del progetto, la Regione chiarisce: decisioni legate a costi e organizzazione, non alle opinioni espresse.

30 maggio 2026 12:47
Elisa e il festival sull’acqua in Friuli, scontro sui contributi regionali - Le immagini ANSA
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Il futuro di Tramonti a Nord Est, il progetto musicale ideato da Elisa e ospitato lo scorso anno tra alcuni dei paesaggi più riconoscibili del Friuli Venezia Giulia, torna al centro del confronto pubblico. A riaccendere la discussione sono state le parole dell’artista, che ha collegato la mancata prosecuzione dell’iniziativa alla sua partecipazione a manifestazioni per Gaza.

La Regione, dal canto suo, respinge questa lettura e richiama valutazioni di carattere economico e organizzativo. Il nodo, quindi, riguarda non solo la replica del festival, ma anche il rapporto tra sostegno pubblico alla cultura, libertà di espressione e sostenibilità di eventi complessi.

Il chiarimento della Regione sul mancato bis

Dagli ambienti istituzionali viene ribadito che non ci sarebbero state scelte punitive né collegamenti tra i finanziamenti e le prese di posizione dell’artista. Le decisioni sui contributi, viene spiegato, seguono criteri legati alla tenuta dei progetti, ai costi e alla loro fattibilità, soprattutto quando si interviene in contesti naturali delicati.

Secondo questa impostazione, non ci sarebbe stata un’esclusione formale attraverso un bando, ma un percorso di valutazione sul possibile sviluppo dell’iniziativa. Resta comunque aperta, viene sottolineato, la possibilità di prendere in esame nuove proposte con formule diverse rispetto all’edizione già realizzata.

Le parole della cantante e il riferimento alle manifestazioni

Nel suo intervento, Elisa ha espresso un dubbio preciso sulla fine dell’esperienza del festival galleggiante in regione. La cantante ha dichiarato: «Forse è solo un caso, ma la Regione Friuli ha tolto i contributi al festival fluttuante che avevo organizzato l’anno scorso dopo che ho partecipato a quelle manifestazioni».

Nello stesso contesto ha rivendicato il significato della partecipazione civile, aggiungendo: «Manifestare è parte della democrazia, è pericoloso quando aleggia anche solo il pensiero di renderlo illegale».

Elisa ha poi allargato il discorso al ruolo pubblico degli artisti: «Ognuno di noi è responsabile dell’uso che fa del proprio microfono. La musica è anche uno strumento di espressione e libertà. Non riuscirei mai a restare in silenzio davanti alle ingiustizie storiche e presenti».

Un progetto che aveva segnato l’estate in regione

L’iniziativa, sostenuta con un contributo regionale di circa 1,2 milioni di euro, aveva portato la musica in luoghi simbolici del territorio, da Trieste a Monfalcone fino alla laguna di Grado. Il format aveva attirato attenzione ben oltre i confini regionali, anche per la sua impostazione scenografica e per l’originalità della proposta.

Gli spettacoli si svolgevano su piattaforme galleggianti e il pubblico poteva assistere alle esibizioni gratuitamente, raggiungendo le aree soltanto in barca. Una macchina organizzativa articolata, quindi, costruita attorno a un dialogo stretto tra evento, paesaggio e logistica.

Tra visibilità e costi, il nodo della sostenibilità

Proprio l’impatto organizzativo dell’evento è uno degli elementi che oggi pesano di più nel dibattito. Portare concerti in ambienti d’acqua, con strutture temporanee e accessi regolati, significa infatti affrontare oneri tecnici elevati e un equilibrio non semplice tra spettacolo, sicurezza e tutela del contesto naturale.

Per questo, mentre il successo di pubblico della prima edizione non viene messo in discussione, la sua eventuale riproposizione appare legata a una verifica più ampia sulla sostenibilità dell’intero impianto. In Friuli Venezia Giulia il confronto resta aperto: da una parte il valore culturale e simbolico del progetto, dall’altra la necessità di capire con quali modalità possa eventualmente tornare senza riproporre gli stessi costi e la stessa complessità gestionale.

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