Electrolux, il tavolo al ministero cambia scenario: niente strappi, si tratta su uscite volontarie e investimenti

Per gli stabilimenti friulani resta centrale il nodo dell’impatto su Porcia e Pordenone: l’azienda mette sul tavolo 90 milioni e un piano triennale.

05 ottobre 2026 16:13
Electrolux, il tavolo al ministero cambia scenario: niente strappi, si tratta su uscite volontarie e investimenti -
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Per il Friuli la novità più pesante, nella trattativa Electrolux, è il passo indietro dell’azienda sulla linea più dura. Al confronto al ministero delle Imprese e del made in Italy è stata infatti ritirata l’ipotesi di procedere con licenziamenti imposti unilateralmente, mentre prende forma una proposta diversa basata su uscite su base volontaria nell’arco di tre anni.

Il nuovo assetto della discussione riguarda da vicino anche il territorio pordenonese, perché i siti di Porcia e Pordenone restano tra i punti da osservare con maggiore attenzione. La partita, per istituzioni e lavoratori, si sposta ora dalla rottura temuta nei mesi scorsi alla verifica concreta della tenuta industriale del piano.

A fare il punto dopo l’incontro sono stati gli assessori regionali Sergio Emidio Bini, delegato alle Attività produttive, e Alessia Rosolen, assessore al Lavoro. Per la Regione il dato politico e industriale più rilevante è proprio il cambio di impostazione mostrato dalla multinazionale al tavolo ministeriale.

Electrolux, stop ai licenziamenti unilaterali: 90 milioni e uscite volontarie in tre anni

La proposta presentata al Mimit

Secondo quanto emerso nella riunione, il gruppo ha illustrato un percorso che prevede fino a 1.250 uscite incentivate e volontarie complessive, suddivise tra 600 impiegati e 650 operai. La gestione sarebbe distribuita su tre anni, con il supporto della cassa integrazione straordinaria e di altri strumenti di accompagnamento.

Accanto a questo capitolo, Electrolux ha indicato un pacchetto di investimenti da 90 milioni di euro destinato ai siti italiani, insieme a una revisione del piano industriale che dovrebbe comprendere anche nuovi prodotti. Sullo sfondo c’è pure il tema della competitività del comparto, con l’obiettivo di portare il settore dell’elettrodomestico dentro l’Agenda europea e affiancare interventi di efficientamento organizzativo.

Perché Porcia e Pordenone restano il punto decisivo

Dal punto di vista friulano, però, il vero banco di prova non è solo l’annuncio generale, ma la sua ricaduta sulle fabbriche del territorio. La Regione ha chiesto di entrare nel dettaglio degli effetti previsti per Porcia e Pordenone, passaggio considerato indispensabile per capire quale potrà essere l’impatto sull’occupazione e sulla continuità produttiva.

Bini e Rosolen hanno evidenziato che una gestione su base volontaria distribuita in un triennio offre almeno uno spazio di manovra più ampio rispetto a scenari immediati e traumatici. Questo tempo, nelle valutazioni regionali, può servire anche a costruire strumenti di sostegno utili a un settore che sta attraversando una fase delicata.

Il confronto resta aperto

Al ministero erano presenti le istituzioni coinvolte e le parti sociali interessate dalla vertenza. Il clima, rispetto alle settimane segnate dall’ipotesi dei licenziamenti unilaterali, cambia dunque in modo sensibile, ma non siamo ancora a una soluzione definita.

La prossima fase sarà quella dell’analisi puntuale del piano: numeri, sostenibilità, ricadute sui singoli stabilimenti e prospettive produttive di medio periodo. È su questi aspetti che si misurerà la reale portata della proposta avanzata dall’azienda.

Electrolux, stop ai licenziamenti unilaterali: 90 milioni e uscite volontarie in tre anni

Un nuovo incontro in seduta plenaria è già stato fissato per il 29 ottobre 2026. Per il Friuli, da qui a quella data, il tema resta uno: capire se il cambio di linea annunciato al Mimit potrà tradursi in garanzie concrete per i poli di Porcia e Pordenone.

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