Dall’Università di Udine a Trieste: ai live in piazza Unità torna lo spazio pensato per alleggerire il sovraccarico sensoriale

Il modulo sperimentale sarà disponibile durante i concerti del 25 e 26 luglio, nuova tappa del progetto friulano dedicato all’accessibilità nei grandi eventi.

24 luglio 2026 12:55
Dall’Università di Udine a Trieste: ai live in piazza Unità torna lo spazio pensato per alleggerire il sovraccarico sensoriale -
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Un progetto nato in Friuli prosegue il suo percorso nei grandi appuntamenti musicali dell’estate regionale. A Trieste, nelle serate del 25 e 26 luglio in piazza Unità d’Italia, il pubblico dei concerti dei Gorillaz e degli Eiffel 65 troverà di nuovo il “modulo della tranquillità”, spazio studiato per offrire una pausa dal carico sonoro e visivo dei live più affollati.

La struttura resterà accessibile per tutta la durata degli eventi, dall’avvio degli spettacoli fino alla chiusura delle serate. L’idea è semplice: mettere a disposizione un ambiente raccolto per chi, anche solo temporaneamente, ha bisogno di allontanarsi dall’intensità del concerto senza uscire dall’area della manifestazione.

Per Prima Friuli, il dato più rilevante è anche nel percorso del progetto: dopo il primo test a Villa Manin di Passariano in occasione del concerto dei Duran Duran dell’11 luglio, la sperimentazione firmata Università di Udine si sposta ora nel cuore del capoluogo giuliano, dentro uno degli appuntamenti più visibili del calendario estivo.

Una nuova tappa dopo l’esordio a Villa Manin

Il passaggio da Passariano a Trieste segna un avanzamento concreto del lavoro avviato dall’Ateneo friulano. L’esperienza maturata durante il debutto ha infatti aperto la strada a un secondo banco di prova, questa volta in piazza Unità d’Italia, all’interno del programma di Trieste Estate 2026, che tra il 24 e il 28 luglio concentra alcuni dei live più attesi della stagione.

La presenza del modulo nelle due date triestine consente di verificare ancora una volta come uno spazio di decompressione possa inserirsi nell’organizzazione di eventi ad alta partecipazione, offrendo un servizio riconoscibile e immediato al pubblico.

Com’è fatto lo spazio di decompressione

Il modulo è stato realizzato all’interno di un container lungo 6 metri, largo due metri e mezzo e alto 3 metri. La scelta di questa soluzione risponde a esigenze pratiche: renderlo trasportabile, facilmente individuabile e utilizzabile in contesti diversi.

All’interno sono stati predisposti elementi d’arredo, tessuti e materiali capaci di attenuare rumori e stimoli visivi, così da creare un ambiente più controllato rispetto a quello del concerto. Non si tratta di un allestimento definitivo, ma di uno strumento sperimentale che viene osservato e migliorato tappa dopo tappa anche attraverso il riscontro di chi lo utilizza.

Il progetto friulano Space

Alla base dell’iniziativa c’è Space, progetto coordinato dall’Università di Udine e guidato da Alberto Cervesato e Nicla Indrigo. Il lavoro è sviluppato nel laboratorio Dalt del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura, struttura dell’Ateneo che si occupa di accessibilità ambientale sotto la direzione di Christina Conti.

Trieste, ai concerti di Gorillaz ed Eiffel 65 torna il modulo della tranquillità
Trieste, ai concerti di Gorillaz ed Eiffel 65 torna il modulo della tranquillità

L’obiettivo complessivo è rafforzare accessibilità, inclusione e sicurezza nei grandi eventi. Collaborano al percorso anche Eps Italia, società benefit impegnata nella ricerca applicata sull’accessibilità degli eventi di massa, e La Cividina, insieme al Centro regionale d’informazione su barriere architettoniche e accessibilità e alla Consulta regionale delle persone con disabilità e delle loro famiglie del Friuli Venezia Giulia.

Le date di Trieste e il valore per la regione

Nelle serate dedicate ai Gorillaz e agli Eiffel 65, il modulo sarà quindi presente come punto di riferimento per chi sente la necessità di ridurre per un momento l’impatto sensoriale del contesto. È un servizio pensato per ampliare concretamente la fruibilità degli eventi, tema che negli appuntamenti di massa assume un peso sempre più evidente.

Per il Friuli Venezia Giulia, la sperimentazione ha anche un significato più ampio: mostra come un progetto sviluppato in ambito universitario sul territorio possa uscire dai laboratori e misurarsi direttamente con il pubblico, passando da Villa Manin a piazza Unità e consolidando una rete regionale attorno al tema dell’accessibilità culturale.

Dopo il primo debutto di luglio, il passaggio a Trieste rappresenta dunque una conferma e insieme un nuovo test sul campo per un’iniziativa che punta a rendere i grandi concerti più inclusivi, partendo da soluzioni concrete e verificabili.

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