Da Tarvisio al Veneto: sequestrati 27mila litri di gasolio di contrabbando
Il mezzo era entrato in Italia dal Friuli Venezia Giulia. Bloccati 27mila litri di prodotto risultato assimilabile a gasolio per autotrazione.
Il passaggio dal valico di Tarvisio è uno dei punti da cui prende avvio una vicenda che collega il Friuli Venezia Giulia a un importante sequestro eseguito in Veneto. Un autoarticolato proveniente dall’Europa orientale, entrato in Italia dalla provincia di Udine, trasportava infatti un carico poi risultato riconducibile a gasolio di contrabbando.
L’intervento è stato condotto dalla Guardia di Finanza di Padova, che ha bloccato il mezzo e disposto il sequestro di circa 27mila litri di prodotto petrolifero, oltre al veicolo usato per il trasporto. Due persone sono state denunciate alla Procura padovana per l’ipotesi di contrabbando di prodotti energetici.
Per il Friuli il dato rilevante è il transito iniziale attraverso Tarvisio, porta d’ingresso strategica per i traffici commerciali diretti verso la rete viaria nazionale. Proprio da lì, secondo la ricostruzione degli investigatori, il camion aveva fatto ingresso nel nostro Paese prima di proseguire verso il Veneto.
Il transito da Tarvisio e i dubbi sul viaggio dichiarato
Il mezzo pesante arrivava, stando agli accertamenti, dalla Repubblica Ceca. Alla guida c’era un autista ungherese, che avrebbe spiegato di essere partito da Praga con un carico indicato come olio anticorrosivo, prelevato in Austria e destinato in Grecia.
La versione fornita non ha però convinto gli operatori che hanno effettuato il controllo. A far emergere le prime incongruenze sarebbero stati i documenti di trasporto, il certificato di analisi mostrato dal conducente e soprattutto la rotta seguita, ritenuta poco compatibile con la destinazione indicata.
L’accertamento è stato svolto dal Gruppo di Padova con il supporto della Polizia Stradale di Padova e Venezia. Da quel momento il carico è stato sottoposto a verifiche più approfondite per chiarirne l’effettiva natura.
Cosa hanno stabilito gli esami sul prodotto trasportato
I controlli tecnici eseguiti sul liquido hanno portato a un esito diverso rispetto a quanto riportato nei documenti. Il materiale prelevato dall’autoarticolato presentava infatti caratteristiche fisiche compatibili con il gasolio destinato all’autotrazione.
La conferma è arrivata dal Laboratorio Chimico dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli di Venezia-Marghera, che ha analizzato i campioni. Dalle verifiche è emerso anche un altro elemento ritenuto significativo: la stessa sostanza sarebbe stata utilizzata per alimentare il serbatoio del camion.
Nel prodotto è stata inoltre rilevata triacetina, componente impiegata nelle miscele note come designer fuels, preparati che possono essere formalmente presentati come lubrificanti o oli minerali ma che, per proprietà, risultano molto vicini al carburante diesel.
Quanto è stato sequestrato e quali contestazioni sono state mosse
Il carico era suddiviso in 27 recipienti da mille litri ciascuno. Secondo quanto contestato, il trasporto sarebbe avvenuto in condizioni non conformi alle prescrizioni previste per questo tipo di merce, con profili di pericolosità legati alle modalità di movimentazione.
Se quel quantitativo fosse finito nel circuito illegale, l’evasione d’imposta stimata supererebbe i 18mila euro di accisa. È questo uno degli aspetti centrali dell’inchiesta, insieme alla presunta falsa classificazione del prodotto per sottrarlo al regime fiscale previsto per i carburanti.
Per i due denunciati, qualora le responsabilità venissero accertate in via definitiva, la norma richiamata prevede sanzioni penali fino a cinque anni di reclusione e una multa compresa tra 36mila e 180mila euro.
Perché la vicenda riguarda da vicino anche il Friuli Venezia Giulia
Il caso mette di nuovo al centro il ruolo dei corridoi di confine del Nordest e, per il territorio friulano, l’importanza del presidio lungo gli assi che entrano in Italia da Tarvisio. I flussi commerciali internazionali che attraversano quest’area rendono infatti essenziale il controllo dei mezzi in transito, soprattutto quando trasportano prodotti energetici.
Secondo quanto evidenziato dagli investigatori, una delle strategie usate nei traffici illeciti consiste nel presentare benzina o gasolio come derivati petroliferi soggetti a un trattamento fiscale diverso. In questo modo si tenta di aggirare il pagamento delle accise, con effetti sulle entrate pubbliche e sulla concorrenza nei confronti degli operatori regolari.
Il procedimento, allo stato, si trova nella fase preliminare. Le persone coinvolte devono quindi essere considerate non colpevoli fino a un eventuale accertamento definitivo da parte dell’autorità giudiziaria.