Dal sisma del ’76 a un libro-memoria: Casarsa ritrova il legame con Castelnovo
La presentazione è in programma martedì 22 settembre 2026 alle 20.30 nella sala consiliare di Palazzo Burovich de Zmajevich.ne del volume nato dal diario di Luigi Piccoli.
Una vicenda di aiuto concreto tra paesi friulani torna oggi in forma di libro. A Casarsa della Delizia sarà presentato martedì 22 settembre 2026, alle 20.30 nella sala consiliare di Palazzo Burovich de Zmajevich, un volume che ricostruisce l’impegno messo in campo dopo il terremoto del 1976 a favore di Castelnovo del Friuli.
Il titolo è “Diario di una comunità solidale - L'esperienza del Comitato casarsese di solidarietà con Castelnovo del Friuli nel post terremoto del 1976”. L’iniziativa editoriale è della Pro Casarsa della Delizia, con il patrocinio della Città di Casarsa della Delizia e del Comune di Castelnovo del Friuli, e con il sostegno del Consorzio Ponterosso Tagliamento e di Banca 360 Fvg.
Più che una semplice pubblicazione commemorativa, il libro riporta alla luce un rapporto costruito nei mesi più difficili del dopo sisma. Da una parte c’era Castelnovo, ferita pesantemente nelle sue numerose frazioni; dall’altra Casarsa, che rispose organizzando una rete di sostegno capace di coinvolgere oltre 80 volontari.
Un diario diventato memoria collettiva
Alla base del volume c’è il quaderno di appunti di Luigi Piccoli, che nel 1976 aveva 16 anni e svolgeva il ruolo di segretario del Comitato Pro Castelnovo. Oggi Piccoli è presidente dell’associazione Il Noce, e quelle annotazioni sono diventate la traccia per ricostruire giorni, scelte e persone di una mobilitazione rimasta viva nella memoria locale.
Nel libro trovano spazio anche ritagli di giornale dell’epoca e la cronaca delle settimane successive al terremoto. Ne emerge un racconto fatto di interventi pratici: sistemazioni urgenti per affrontare l’inverno, supporto nei lavori agricoli durante la vendemmia, raccolte economiche per attrezzare i prefabbricati e iniziative dedicate a ragazzi e anziani.
Come nacque il comitato casarsese
L’idea di concentrare gli aiuti su Castelnovo prese forma grazie a don Titta Del Frari, allora cappellano a Casarsa, che aveva legami familiari con quell’area. Attorno a lui si costituì un gruppo con Giovanni Castellarin, Lucio Bortolussi, Walter Colussi, Mirella Toffolo, Laura Biasutti, Nevio Colussi e Romano Strappaghetti nel coordinamento dei lavori, oltre allo stesso don Titta e a Luigi Piccoli come segretario.
Con il passare del tempo al nucleo iniziale si aggiunsero molti altri cittadini. I loro nomi, come viene ricordato nel diario, compongono oggi una sorta di mappa civile di quella stagione, segnata da disponibilità concreta e partecipazione diffusa.
I numeri di una mobilitazione
La risposta della comunità casarsese si misura anche nelle cifre. Furono 272 le famiglie che aderirono alla raccolta destinata all’acquisto di 62 radiatori per i prefabbricati. La somma raggiunse 3 milioni e 600 mila lire e permise anche di finanziare una borsa di studio per Renza Comino, colpita dal lutto familiare causato dal terremoto.
Già nel mese di maggio, inoltre, il Comune di Casarsa aveva avviato una sottoscrizione per i terremotati del Friuli, arrivando a raccogliere 6 milioni di lire. Un dato che aiuta a capire quanto la partecipazione popolare fosse estesa ben oltre il gruppo dei volontari partiti direttamente per Castelnovo del Friuli.
Il sindaco di Casarsa della Delizia Claudio Colussi ha sottolineato come quell’esperienza abbia rappresentato non solo un gesto di aiuto, ma anche un ritorno umano importante per chi partì. Dall’altra parte, il sindaco di Castelnovo del Friuli Juri Del Toso ha richiamato il valore di una presenza discreta e generosa che permise alla popolazione di non sentirsi abbandonata.
L’incontro pubblico a Casarsa
La serata del 22 settembre vedrà gli interventi di Claudio Colussi, Juri Del Toso, Luigi Piccoli, dell’assessore comunale alla Protezione civile Samuele Mastracco e del presidente della Pro Casarsa della Delizia Antonio Tesolin. Durante l’appuntamento sarà proiettato anche il film “La notte in cui il Friuli tremò” di Maurizio Callegaro, mentre l’impaginazione del volume è stata curata da Gloria Fabris.
Nel racconto di Piccoli, quel percorso condiviso tra Casarsa e Castelnovo fu una sorta di gemellaggio nato dai fatti. Un’esperienza che, negli anni successivi, contribuì anche alla crescita del volontariato locale, lasciando tracce in realtà associative e sociali sorte a Casarsa ben oltre la stagione dell’emergenza.