Dal controllo a Latisana all’inchiesta antimafia: colpita una rete della droga che puntava anche al Friuli balneare
L’indagine della Guardia di Finanza di Trieste, coordinata dalla Dda di Milano, ha ricostruito traffici diretti anche verso Lignano, Grado e Sistiana.
Un controllo eseguito nel territorio di Latisana, alle porte di Lignano Sabbiadoro, è stato il punto da cui ha preso forma un’indagine molto più ampia su un traffico di stupefacenti che toccava anche il Friuli Venezia Giulia nella stagione turistica. Da quel primo episodio gli investigatori hanno ricostruito una rete ritenuta stabile e organizzata, con collegamenti tra più regioni e sbocchi anche nelle località balneari del Nordest.
L’operazione è stata condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trieste con il coordinamento della Procura della Repubblica di Milano - Direzione Distrettuale Antimafia e con il supporto del Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza. Il bilancio comprende 8 misure cautelari in carcere, perquisizioni nei confronti di 33 indagati e sequestri di droga, armi, contanti, gioielli, veicoli e beni immobili.
Il filo friulano dell’inchiesta
Per il territorio friulano il passaggio chiave resta quello di Latisana, dove i finanzieri avevano fermato due corrieri sequestrando 2 chili di marijuana. Quell’intervento, inizialmente circoscritto, ha invece aperto la strada a una ricostruzione investigativa ben più vasta, portando alla luce un sistema che avrebbe rifornito, soprattutto d’estate, anche le zone a maggiore afflusso turistico.
Tra i centri indicati dagli investigatori figurano infatti Sistiana, Grado, Latisana e Lignano, accanto ad altre località dell’Adriatico come Bibione, Jesolo e Caorle. L’ipotesi è che il gruppo cercasse di sfruttare i mesi di maggiore presenza di visitatori, concentrando lo spaccio nelle aree frequentate da giovani e vacanzieri.
Come funzionava la struttura ricostruita dagli investigatori
Secondo quanto emerso, il sodalizio avrebbe operato tra Lombardia, Liguria, Toscana e Nordest con un’organizzazione articolata. Le sostanze trattate erano cocaina, marijuana e hashish, introdotte in Italia attraverso canali collegati alle rotte balcaniche e poi redistribuite con una rete di appoggi logistici e incaricati alle consegne.
Le basi operative individuate si trovavano in diverse province del Nord Italia, tra cui Milano, Monza Brianza, Pavia, Brescia, Lecco, Savona e Siena. La gestione avrebbe fatto leva su strumenti di comunicazione protetti, telefoni sostituiti di frequente e auto cambiate rapidamente, così da rendere più difficile seguire spostamenti e contatti.
Un altro elemento emerso riguarda la disponibilità di immobili usati per il deposito della droga: appartamenti e garage presi in affitto tramite persone senza precedenti, ritenute funzionali a schermare i reali utilizzatori. Da questi punti di stoccaggio partivano poi le forniture dirette ai pusher attivi nei diversi territori.
Consegne, ricambi rapidi e produzione interna
Nella distribuzione sul territorio, sempre secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo si sarebbe servito di giovani incaricati delle consegne, i cosiddetti “cavallini”, con compiti distinti tra preparazione e recapito delle dosi. Tra loro vi sarebbero stati italiani e cittadini albanesi fatti arrivare per periodi brevi, compatibili con permanenze temporanee in Italia, e poi sostituiti.
L’inchiesta ha inoltre fatto emergere una capacità non limitata all’importazione. Nella campagna pavese sarebbe stata allestita anche una serra destinata alla coltivazione di marijuana, segnale di un’organizzazione capace sia di approvvigionarsi all’estero sia di produrre una parte della sostanza sul territorio nazionale.
Sequestri di droga, armi e beni per oltre un milione
Nel corso delle attività sono stati sequestrati complessivamente 70,5 chili di marijuana, con i quantitativi principali trovati a Sesto San Giovanni, Latisana e Lecco, oltre a 21 chili di cocaina recuperati tra Saronno e Milano. È stata inoltre trovata una pistola Beretta modello 34 calibro 9 short con matricola abrasa, insieme al relativo munizionamento.
Tra i beni finiti sotto sequestro compare anche un’Alfa Stelvio con telaio modificato, ritenuta utilizzata per il trasporto della droga. In questa fase erano già stati arrestati in flagranza 7 soggetti. Sul fronte patrimoniale, gli accertamenti economico-finanziari hanno quantificato in 1,1 milioni di euro i proventi ritenuti illeciti, da cui il sequestro preventivo urgente di denaro, immobili, vetture, gioielli e disponibilità finanziarie.
Le perquisizioni e gli sviluppi del procedimento
Le perquisizioni delegate dall’autorità giudiziaria hanno portato anche a un ulteriore arresto in flagranza per detenzione di armi clandestine. In questa fase sono stati trovati altri 7,2 chili di marijuana già confezionati, 2 pistole con matricola abrasa, munizioni, 10 armi bianche, orologi Rolex e contante in valuta italiana ed estera.
Le contestazioni, a vario titolo, comprendono associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, produzione e detenzione illecita di droga, ricettazione, riciclaggio e detenzione di armi clandestine. L’indagine, costruita con pedinamenti, appostamenti, intercettazioni audio-video e monitoraggio dei movimenti, proseguirà per chiarire ulteriormente ruoli, canali di rifornimento e destinazioni delle sostanze.
Resta fermo il principio di presunzione di innocenza: le persone coinvolte devono essere considerate non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Per il Friuli, intanto, l’inchiesta riporta l’attenzione sulla pressione dello spaccio nelle aree turistiche, soprattutto nei mesi in cui la costa registra il maggior numero di presenze.