Dal Burlo di Trieste un contributo alla nuova scala internazionale sull’udito

L’IRCCS triestino tra i protagonisti dell’aggiornamento BIAP: criteri rivisti per descrivere meglio la perdita uditiva e le difficoltà nell’ascolto quotidiano.

14 settembre 2026 10:53
Dal Burlo di Trieste un contributo alla nuova scala internazionale sull’udito -
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Trieste entra in un aggiornamento che avrà ricadute ben oltre i confini regionali: tra chi ha lavorato alla nuova classificazione internazionale della perdita uditiva c’è anche il Burlo Garofolo, attraverso la direttrice della Struttura di Audiologia e Otorinolaringoiatria, Eva Orzan.

Le nuove raccomandazioni BIAP 02/2, diffuse nei giorni scorsi dal Bureau International d’Audiophonologie, archiviano il riferimento adottato nel 1996 e si muovono in coerenza con il quadro indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2021. Il risultato è un sistema pensato per rendere più omogenee le valutazioni tra centri e Paesi diversi.

Per il Friuli Venezia Giulia si tratta di una presenza di rilievo in un lavoro tecnico internazionale che tocca un ambito delicato della pratica clinica: quello in cui misurazione, linguaggio scientifico e ricadute sulla vita delle persone devono restare allineati.

Non solo numeri: come cambia il modo di descrivere la perdita uditiva

La novità più significativa è nell’approccio. La sola soglia audiometrica non viene più considerata sufficiente per raccontare davvero quanto una persona riesca a sentire e soprattutto a capire nelle situazioni concrete.

Ascoltare una voce in un ambiente silenzioso, seguire una conversazione con rumori di fondo o affidarsi anche a segnali visivi sono esperienze molto diverse. Per questo la nuova classificazione affianca ai livelli di compromissione anche descrittori funzionali, cioè indicazioni che aiutano a comprendere le difficoltà che possono emergere nella quotidianità.

Rientrano in questo quadro aspetti come il bisogno di farsi ripetere le frasi, la necessità di alzare il volume della conversazione o la maggiore fatica nel comprendere il parlato quando l’ambiente non è favorevole. L’obiettivo è avvicinare il dato tecnico a ciò che accade davvero fuori dall’ambulatorio.

I sette livelli previsti dalla nuova classificazione BIAP

La scala aggiornata individua sette gradi. Il grado 0 corrisponde a 20 dB HL e rientra nel range normale. Il grado 1 va da 20 a 35 dB HL ed è indicato come lieve. Il grado 2, tra 35 e 50 dB HL, segnala una compromissione moderata.

Il grado 3 copre l’intervallo tra 50 e 65 dB HL ed è definito da moderato a severo. Il grado 4 va da 65 a 80 dB HL, mentre il grado 5 comprende valori tra 80 e 95 dB HL. Oltre i 95 dB HL si entra nel grado 6, descritto come compromissione da profonda a totale.

Per arrivare a questi livelli si considera la media delle soglie in conduzione aerea alle frequenze di 500, 1.000, 2.000 e 4.000 Hz, cioè i parametri usati come base per la valutazione audiometrica.

Il lavoro della commissione e il ruolo di Trieste

Eva Orzan ha partecipato alla stesura della raccomandazione come delegata della Società Italiana di Audiologia e Foniatria ed è stata co-presidente della commissione internazionale insieme al collega tedesco Thomas Wiesner. Il gruppo di lavoro ha riunito specialisti di numerosi Paesi, non soltanto europei.

Tra i punti affrontati c’è anche la necessità di definire con maggiore precisione sia le modalità di misurazione sia i termini utilizzati per leggere i risultati. Quando i criteri non coincidono, infatti, anche dati apparentemente simili rischiano di non essere davvero confrontabili.

La revisione richiama inoltre l’attenzione sulle possibili differenze tra un orecchio e l’altro e sul fatto che il test eseguito in cabina audiometrica, pur restando essenziale, non esaurisce da solo l’esperienza dell’ascolto. È in questa distanza tra esame e vita reale che si inserisce il senso dell’aggiornamento: offrire una descrizione più aderente alle condizioni in cui le persone comunicano ogni giorno.

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