50° del terremoto in Friuli: UniUd guida oltre 300 studiosi nei luoghi del rischio sismico

A Udine oltre 300 studiosi per il convegno sui terremoti. Field trip tra Budoia, Trasaghis e Venzone nel 50° del sisma.

11 febbraio 2026 10:29
50° del terremoto in Friuli: UniUd guida oltre 300 studiosi nei luoghi del rischio sismico -
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UDINE – Doppia visita ai luoghi del rischio sismico in Friuli per un centinaio fra i maggiori studiosi italiani di terremoti guidati dall’Università di Udine, dove sono riuniti per il convegno del Gruppo nazionale per la Geofisica della Terra solida. Visto il successo della prima esperienza, il 9 febbraio, con una cinquantina di partecipanti, altrettanti la ripeteranno venerdì 13 febbraio. L’iniziativa, un “field trip” intitolato “Viaggio nei terremoti del Friuli: dalla genesi alla resilienza”, partirà dal polo scientifico dell’Ateneo alle 8.15. L’obiettivo è quello di mostrare direttamente sul campo i risultati delle ricerche e delle applicazioni scientifiche sviluppate dall’Ateneo friulano in tema di rischio sismico.

Il convegno nazionale è ospitato dall’Ateneo nel cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli. È un appuntamento di riferimento per la comunità scientifica italiana che si occupa di terremoti e rischio sismico che si tiene fino al 13 febbraio al polo scientifico. Oltre 300 ricercatori si confrontano su geofisica, geologia, ingegneria sismica e gestione dei rischi sismici e ambientali, presentando le metodologie più avanzate e i risultati più recenti della ricerca.

«La scelta degli organizzatori di Udine come sede del convegno è particolarmente significativa tenuto conto che la nostra Università è nata dal terremoto – sottolinea il rettore Angelo Montanari –. Ospitare questo convegno nazionale e mostrare sul campo i risultati della ricerca dei nostri studiosi nelle geoscienze e nella riduzione dei rischi di disastro non è solo elemento di orgoglio, ma anche segno tangibile dei saperi che l’Ateneo ha saputo generare per il territorio di riferimento e non solo».

La prima tappa sarà a Budoia (alle 9.30 circa). Lì Eliana Poli, docente di sismotettonica del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali, e il suo gruppo di ricerca hanno individuato un nuovo sistema di faglie attive. Una scoperta fatta grazie anche allo scavo di una trincea paleosismologica. «Si tratta di un ritrovamento particolarmente rilevante – spiega la professoressa Poli – perché cambia in modo significativo l’interpretazione dell’assetto sismotettonico dell’area con ricadute dirette sui livelli di pericolosità del territorio».

La visita proseguirà a Braulins (alle 11.30 circa), in comune di Trasaghis, con l’analisi delle frane indotte dal terremoto del Friuli e del loro impatto sull’ambiente, sempre sotto la guida di Eliana Poli.

Il percorso continuerà (alle 14.30 circa) al campo di addestramento della Serm Academy di Portis Vecchio di Venzone. Verranno illustrate le attività sperimentali ed esercitative coordinate dall’Università di Udine in collaborazione con i Vigili del fuoco e la Protezione civile. Saranno anche presentate le tecniche di valutazione dei dissesti e di messa in sicurezza degli edifici pericolanti sviluppate dal gruppo di ricerca guidato da Stefano Grimaz, titolare della Cattedra Unesco in Sicurezza intersettoriale per la riduzione dei rischi di disastro e la resilienza del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura. Un articolato sistema di soluzioni che oggi sono adottate a livello nazionale e dal meccanismo europeo di protezione civile.

«Molte di queste soluzioni – sottolinea il professor Grimaz – affondano le loro radici nell’esperienza del terremoto del Friuli e hanno già permesso significativi miglioramenti nella gestione della sicurezza nei diversi scenari emergenziali che hanno recentemente colpito il territorio nazionale e in molteplici progetti di addestramento interforze anche transfrontalieri».

La visita si concluderà (alle 16 circa), sempre a Venzone, al Duomo, un simbolo della ricostruzione per anastilosi, e al Museo Tiere Motus. I ricercatori dell’Ateneo udinese mostreranno e spiegheranno come la ricostruzione del Friuli rappresenta un esempio di resilienza trasformativa ante litteram, in linea con le più recenti strategie delle Nazioni Unite.

«Una ricostruzione – spiegano Montanari e Grimaz – che ha saputo affiancare alla rinascita materiale una politica di sviluppo, culminata nella realizzazione di nuove infrastrutture e nella nascita dell’Università di Udine».

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