Tolmezzo, dopo il collare sequestrato gli animalisti chiedono stop a porto d’armi e licenza di caccia

Collare elettrico a Tolmezzo: gli animalisti chiedono la revoca di porto d’armi e licenza di caccia e la protezione dei cani.

08 ottobre 2026 08:49
Tolmezzo, dopo il collare sequestrato gli animalisti chiedono stop a porto d’armi e licenza di caccia - Immagine di repertorio
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TOLMEZZO – Una richiesta ufficiale di revoca della licenza di caccia e del porto d’armi a tempo indeterminato è stata inviata agli organi competenti dal Partito Animalista Italiano del Friuli Venezia Giulia e da Animal Pride Defending Association. Le due organizzazioni riferiscono di aver appreso che il proprietario coinvolto nel caso del collare elettrico sequestrato a Tolmezzo è un cacciatore e annunciano ulteriori iniziative legali.

Al centro della nuova presa di posizione ci sono anche l’affidamento del cane a una struttura di recupero e la richiesta di tutelare altri due cani, citati nel comunicato.

La richiesta di revocare le autorizzazioni

A illustrare l’iniziativa è Irene Giurovich, attivista e portavoce regionale del PAI.

«Quando abbiamo saputo che il caso del sequestro a Tolmezzo del collare elettrico coinvolge un proprietario che è cacciatore, ci siamo immediatamente attivati per domandare gli opportuni accorgimenti: primo fra tutti la revoca della licenza di caccia e del porto d’armi a tempo indeterminato», dichiara.

Nel precedente intervento sul caso di Tolmezzo, le associazioni avevano chiesto di chiarire proprio l’eventuale attività venatoria del proprietario e avevano prospettato la richiesta di ritiro della licenza qualora quella circostanza fosse stata confermata. Nel nuovo comunicato riferiscono di aver ora inoltrato formalmente la richiesta.

Il sequestro e la denuncia del proprietario

La vicenda è emersa dopo gli accertamenti della Polizia locale della Comunità di Montagna della Carnia, avviati a seguito di esposti sull’utilizzo del dispositivo.

Come ricostruito nell’articolo sul sequestro del collare elettrico e sulla denuncia a Tolmezzo, gli agenti hanno effettuato una perquisizione su delega della Procura di Udine, sequestrando l’apparecchio. Il proprietario, un uomo di 50 anni, è stato denunciato per l’ipotesi di maltrattamento di animali. La sua responsabilità dovrà essere accertata nel procedimento giudiziario.

La revoca delle autorizzazioni resta, al momento, una richiesta delle associazioni: il nuovo comunicato non riferisce l’adozione di un provvedimento in tal senso.

L’ufficio legale prepara una denuncia circostanziata

PAI FVG e Animal Pride Defending annunciano anche un ulteriore passaggio sul piano giudiziario.

«Il nostro ufficio legale è al lavoro per presentare una denuncia circostanziata e chiedere anche l’applicazione della misura massima delle pene», comunica Giurovich.

Le organizzazioni sollecitano quindi il massimo rigore nell’accertamento dei fatti e chiedono che, qualora vengano riconosciute responsabilità, siano applicate le sanzioni più severe previste.

La protezione del cane e degli altri due animali

Accanto alle iniziative sulle autorizzazioni venatorie, le associazioni ribadiscono la richiesta di trasferire il cane in una struttura specializzata, dove possa essere valutato e seguito in un percorso di recupero.

La preoccupazione espressa riguarda sia le possibili conseguenze fisiche sia quelle comportamentali dell’impiego delle scariche elettriche.

«Un animale sottoposto a scariche elettriche, oltre a riportare evidenti sofferenze fisiche, viene esposto anche a paura, ansia e disturbi del comportamento che richiedono un recupero specializzato. Lasciarlo nello stesso contesto in cui ha subito il maltrattamento significherebbe esporlo al rischio di ulteriori violenze», sostengono le due organizzazioni.

«Non può mai trovarsi in uno stato di benessere un cane sottoposto alle scariche!», aggiungono.

Nel nuovo intervento viene richiamata inoltre la necessità di tutelare gli altri due cani, senza fornire ulteriori dettagli sulle loro condizioni.

La richiesta di vietare il possesso di animali

La posizione delle associazioni si estende alla possibilità del proprietario di continuare a custodire animali. PAI FVG e Animal Pride Defending chiedono che gli venga vietato il possesso di qualsiasi animale, domestico e non, contestando l’impiego di strumenti dolorosi come metodo di addestramento.

Le stesse organizzazioni sono intervenute recentemente anche sulle sostanze sospette nelle ciotole di una colonia felina a Pordenone e sulla segnalazione di bocconi con chiodi nella riserva di caccia di Zoppola, chiedendo verifiche e interventi di protezione.

Sul caso di Tolmezzo, Giurovich riferisce infine che la mobilitazione coinvolgerebbe ulteriori realtà: «Sappiamo che anche altre associazioni si stanno muovendo nella nostra stessa direzione, anche per chiedere a gran voce la revoca della licenza di caccia».

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