Cimolais, Acqua Dolomia rilancia dalla Valcellina: 50 addetti, nuovi impianti e apertura al territorio
Giornata aperta nello stabilimento friulano per raccontare gli investimenti degli ultimi anni, dal fotovoltaico al magazzino automatizzato.
Non solo una visita aziendale, ma un modo per mostrare da vicino quanto sia cambiato uno dei siti produttivi più rilevanti della montagna pordenonese. A Cimolais Acqua Dolomia ha aperto le porte dello stabilimento a famiglie, dipendenti, istituzioni e realtà del territorio, mettendo al centro il legame con la Valcellina e il peso occupazionale dell’azienda, che oggi conta 50 lavoratori.
L’iniziativa ha riportato l’attenzione su una realtà industriale radicata in un’area dove fare impresa presenta difficoltà ben note. Proprio per questo la giornata è stata letta anche come un segnale rivolto al Friuli: crescita produttiva, investimenti e presenza sui mercati possono convivere con una forte identità locale.
Lo stabilimento imbottiglia l’acqua che nasce nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, area riconosciuta dall’Unesco, e la direzione ha voluto sottolineare come il valore del marchio resti strettamente connesso a questo contesto ambientale e geografico.
Un sito produttivo rinnovato negli ultimi quattro anni
Nel corso dell’Open Day, il presidente Luigi Rossi Luciani ha spiegato che l’obiettivo era condividere con chi lavora in azienda il percorso compiuto negli ultimi anni. La crescita, ha evidenziato, si fonda sul contributo delle persone e sulla collaborazione tra proprietà e dipendenti, in una fase di espansione commerciale che guarda a nuovi clienti e a una presenza più ampia sui mercati.
Il direttore generale Federico Trost ha riepilogato gli interventi realizzati dalla nuova proprietà nello stabilimento di Cimolais. Tra i più significativi c’è l’impianto fotovoltaico da 1 megawatt, composto da 2.000 pannelli, che consente un risparmio energetico del 25%.
Accanto a questo sono stati presentati anche il magazzino automatizzato, l’introduzione di sette carrelli AGV per trasferire la merce dal fine linea alle baie di carico, l’estensione degli spazi dedicati al prodotto finito e l’aggiornamento degli uffici. Un pacchetto di opere che disegna un impianto più moderno e organizzato.
Trost ha rimarcato anche la volontà di far conoscere meglio dall’esterno una struttura che spesso viene percepita solo in parte. Da qui la scelta di un’apertura pubblica che raccontasse non soltanto la produzione, ma anche il ruolo che il sito ha assunto per il territorio.
Dal Friuli ai mercati internazionali
Durante la giornata è stato ricordato che il marchio ha ormai una diffusione consolidata in molte aree d’Italia e una presenza anche oltreconfine, con particolare riferimento al Medio Oriente e al Canada. La direttrice del racconto aziendale, però, resta sempre la stessa: l’origine del prodotto è a Cimolais e da qui continua a partire il percorso commerciale.
L’azienda ha richiamato anche le collaborazioni con Jasmine Paolini per il tennis e con Federica Brignone per lo sci, figure scelte per associare il brand ai temi dell’idratazione e dell’attività sportiva. Un’impostazione che rafforza l’immagine di un’acqua legata al benessere e alla pratica agonistica.
Il valore per la montagna pordenonese
All’appuntamento erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali e regionali. L’assessore alle Attività Produttive e Turismo Sergio Emidio Bini ha definito Acqua Dolomia una realtà di rilievo per la Val Cimoliana e per l’intero Friuli Venezia Giulia, soffermandosi sia sull’occupazione garantita dal sito sia sugli investimenti sostenuti in questi anni, anche con il supporto regionale.
Il sindaco di Cimolais, Davide Protti, ha invece posto l’attenzione sul significato economico e sociale di un’azienda che opera in una valle dove produrre e crescere non è scontato. Il riferimento è a una risorsa che appartiene al territorio e non può essere spostata altrove, con l’auspicio che continui a tradursi in occasioni di lavoro e stabilità per la comunità della Valcellina.
Per Prima Friuli, il dato che resta più forte è proprio questo: in un’area montana spesso raccontata solo attraverso le difficoltà, Cimolais presenta anche un caso industriale capace di investire, mantenere occupazione e proiettare un nome friulano ben oltre i confini regionali.