Casa e rigenerazione urbana, l’intervento di Segantini nel dibattito che tocca anche il Friuli Venezia Giulia

Per l’architetta Maria Alessandra Segantini il nuovo Piano Casa deve puntare su qualità, durata degli edifici e rapporto con i luoghi, non solo sui volumi.

09 agosto 2026 17:20
Casa e rigenerazione urbana, l’intervento di Segantini nel dibattito che tocca anche il Friuli Venezia Giulia -
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Nel confronto sulle politiche abitative che interessa anche il Friuli Venezia Giulia, torna al centro una domanda che va oltre il numero degli alloggi: che tipo di città e di quartieri si stanno costruendo per i prossimi decenni. Su questo punto interviene Maria Alessandra Segantini, architetta veneziana e docente con un lungo percorso internazionale, che invita a leggere il nuovo Piano Casa come un passaggio strategico e non come una semplice risposta quantitativa all’emergenza.

Il tema ha un riflesso diretto anche sul territorio regionale, dove nelle scorse settimane si è discusso di strumenti per il recupero del patrimonio residenziale esistente e di misure di rigenerazione urbana. In questo quadro, la posizione di Segantini aggiunge un elemento di merito: non basta rimettere in circolo immobili o avviare nuovi interventi, se manca una visione sulla qualità dell’abitare.

Secondo le stime in discussione a livello nazionale, il nuovo piano dovrebbe attivare circa 10 miliardi di euro tra recupero di case popolari non utilizzate e nuovi progetti di housing sociale. Ma, nella lettura dell’architetta, la questione decisiva non è fermarsi alla quantità di unità recuperate o costruite.

Un piano che guardi al tempo lungo

Il punto, sostiene Segantini, è capire quale patrimonio verrà consegnato alle generazioni future attraverso le scelte compiute oggi. Da qui nasce la sua idea di “Future Heritage”, una visione che tiene insieme comunità, ambiente, tecniche costruttive e identità dei territori.

L’impostazione proposta chiede di uscire dalla logica del solo costo iniziale. In primo piano entrano invece la durata dei materiali, la tenuta nel tempo degli edifici, la qualità degli spazi condivisi e il rapporto tra architettura e tessuto urbano. In sostanza, la casa non viene vista come un oggetto isolato, ma come parte di un sistema più ampio che riguarda relazioni sociali e spazio pubblico.

Nel suo intervento, Segantini riassume così il nodo di fondo: “La vera domanda non è quante case costruiremo, ma quale eredità lasceremo alle generazioni future con questa operazione”. Una riflessione che intercetta anche i territori chiamati a misurarsi con recuperi, riusi e nuovi insediamenti.

Il legame con i luoghi e con il patrimonio esistente

La nozione di patrimonio, nella prospettiva dell’architetta, non riguarda soltanto la tutela di ciò che arriva dal passato. Riguarda anche la responsabilità di ciò che si realizza oggi. Ogni progetto, in questa visione, dovrebbe partire dalla lettura delle stratificazioni storiche ed ecologiche dei luoghi, oltre che dai materiali e dai saperi costruttivi locali.

Per una regione come il Friuli Venezia Giulia, dove il tema del recupero del costruito e della qualità urbana è spesso intrecciato ai centri storici, alle periferie e all’edilizia residenziale pubblica, questo approccio assume un rilievo particolare. Il richiamo è a interventi che non producano solo nuovi volumi, ma che migliorino davvero il contesto in cui si inseriscono.

I progetti richiamati da C+S Architects

Questa linea di lavoro emerge in diversi interventi firmati da C+S Architects, lo studio fondato da Segantini con Carlo Cappai. Tra i progetti citati ci sono le torri di housing sociale di Cascina Merlata a Milano, che hanno portato ai due professionisti il riconoscimento di Architetti Italiani dell’Anno.

Nell’elenco compaiono anche il Palazzo di Giustizia di Venezia, realizzato in rame pre-ossidato, la Piazza del Cinema pensata come una superficie in pietra aperta alla città e lo Snake Building di Aarschot, in Belgio, dove un intervento in mattoni ha trasformato un lotto residenziale in un’occasione per restituire spazio pubblico al contesto urbano.

Un profilo internazionale dentro il dibattito italiano

Segantini e Cappai hanno raccolto oltre cinquanta riconoscimenti in Italia e all’estero. I loro lavori sono stati presentati in sedi come la Biennale Architettura di Venezia, la Triennale di Milano, il Museo Nazionale di Oslo, il RIBA di Londra, il MIT di Cambridge in Massachusetts e la Cité de l’Architecture et du Patrimoine di Parigi.

Nel 2022 il Consiglio Nazionale degli Architetti ha assegnato ai due il titolo di Architetti Italiani dell’Anno. Nel 2024 è arrivata anche l’iscrizione a vita all’Albo d’Oro della Repubblica di San Marino, mentre più di recente la loro attività di ricerca è stata invitata al Ministero dell’Istruzione egiziano.

Sul versante accademico, il loro percorso si è sviluppato tra Europa e Stati Uniti: visiting professors al MIT dal 2012 al 2016, professors of practice alla Syracuse University di New York e visiting professors all’Università di Bath. Hanno inoltre insegnato alla University of East London tra il 2013 e il 2022; Maria Alessandra Segantini è stata anche professore ordinario alla Hasselt University, dove ha contribuito alla costruzione del curriculum del master e co-diretto il corso di laurea magistrale.

La tesi che accompagna il suo intervento resta netta: la qualità dell’abitare non è un elemento accessorio, ma una scelta che incide sull’equità sociale, sulla forma delle città e sul valore pubblico degli spazi condivisi. Ed è proprio questo il punto che rende il dibattito sul Piano Casa rilevante anche per il Friuli Venezia Giulia.

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