Carso, nuovo varco al Timavo sotterraneo: gli speleologi arrivano a quota -315

Sul Carso triestino la Commissione Grotte “E. Boegan” raggiunge il Timavo ipogeo e avvia campionamenti e monitoraggi scientifici.

21 aprile 2026 19:45
Carso, nuovo varco al Timavo sotterraneo: gli speleologi arrivano a quota -315 -
Condividi

TRIESTE — Un nuovo accesso al Timavo sotterraneo è stato aperto sul Carso triestino dopo un lavoro lungo quasi vent’anni. A riuscirci sono stati gli speleologi della Commissione Grotte “E. Boegan” della Società Alpina delle Giulie, sezione di Trieste del Club Alpino Italiano, che hanno portato a termine l’approfondimento della cavità censita nel Catasto Speleologico Regionale come Grotta 104 (VG 87 nel catasto storico).

Un varco in più verso il fiume ipogeo

Il nuovo ingresso al sistema del Timavo è stato battezzato Abisso Luciano Filipas, in memoria di un socio scomparso. Si tratta, spiegano gli speleologi, della quarta cavità che nella parte italiana del Carso Classico raggiunge il Timavo sotterraneo. L’imbocco si trova nei pressi di Fernetti, all’interno dell’area dell’autoporto, la cui direzione ha garantito accesso e supporto logistico.

Da “buco soffiante” a grande scoperta

La grotta era conosciuta già nell’Ottocento come “buco soffiante”, perché durante le piene del Timavo si avvertivano correnti d’aria. All’epoca però l’esplorazione si arrestava a poco più di sette metri di profondità e, per oltre un secolo, il sito era rimasto in sostanza dimenticato. La ripresa dei lavori si è intensificata dal 2006: scavo, disostruzioni e progressione in ambienti complessi, tra frane interne, passaggi stretti e numerosi tentativi rivelatisi piste false.

Venti anni di lavoro e il passaggio di consegne

La progressione è avvenuta seguendo le correnti d’aria legate alle piene del sistema Reka-Timavo e liberando via via pozzi poi attrezzati con scale fisse, fino a raggiungere profondità sempre maggiori. Nel tempo non sono mancati indizi decisivi: improvvisi allagamenti dal basso e il rinvenimento di fauna tipica delle grotte connesse a corsi d’acqua ipogei. Un percorso rallentato anche dalla pandemia, ma portato avanti con tenacia nonostante il trascorrere degli anni: alcuni dei “grottenarbeiter”, come li chiama la tradizione triestina, erano già sessantenni all’avvio del 2006 e il testimone è passato gradualmente alle generazioni successive.

La svolta: la caverna del Timavo a -315 metri

Il traguardo è arrivato nel gennaio di quest’anno: dopo 874 uscite complessive e il contributo di decine di speleologi, è stato raggiunto un nuovo pozzo che termina in una caverna ampia e risonante. Sul fondo, a 315 metri sotto la superficie, scorre il Timavo sotterraneo, descritto dagli esploratori come un corso d’acqua dal caratteristico colore verde smeraldo.

Campioni, laghi e protei

La prima discesa sul fondo, effettuata nella prima settimana di aprile, è stata dedicata al prelievo di campioni d’acqua e di sabbia, da analizzare prima che il transito umano potesse alterare un ambiente rimasto finora intatto. Una prima ricognizione ha individuato anche due grandi laghi, uno a monte e uno a valle del fiume, lunghi circa una cinquantina di metri ciascuno. All’interno sono stati osservati e fotografati diversi protei.

Le prossime fasi: esplorazione e ricerca scientifica

Le discese successive serviranno a seguire i percorsi dell’acqua fin dove il flusso scomparirà sotto la volta della caverna, aprendo la strada a future esplorazioni subacquee. In parallelo è previsto il rilievo topografico degli ambienti e una documentazione fotografica completa.

Chiusa la fase esplorativa iniziale, il progetto entrerà in una dimensione più propriamente scientifica: verranno installati strumenti per il monitoraggio continuo delle acque e avviati test di tracciamento. L’obiettivo è ottenere dati inediti sull’idrodinamica del sistema del Timavo e sulla vulnerabilità dell’acquifero carsico.

Segui Prima Friuli