Caporalato, scontro in Consiglio regionale: il Pd critica la cancellazione dell’Osservatorio
I consiglieri dem attaccano la scelta approvata con un emendamento al ddl 95 e chiedono una revisione condivisa del testo in sede di Stabilità.
Il confronto politico in Consiglio regionale si riaccende attorno al tema del caporalato, dopo la decisione di eliminare l’Osservatorio regionale dedicato al fenomeno. La contestazione arriva dai consiglieri del Partito democratico, che giudicano sbagliata la scelta compiuta dalla maggioranza di centrodestra.
La presa di posizione è stata diffusa il 16 ottobre da Diego Moretti, Francesco Martines, Andrea Carli, Manuela Celotti, Roberto Cosolini e Massimiliano Pozzo, a margine del dibattito sviluppato in Aula sull’emendamento di Fratelli d’Italia al ddl 95, relativo alle Misure finanziarie multisettoriali 2026.
Il nodo politico aperto in Aula
Secondo gli esponenti dem, la soppressione dell’organismo regionale rappresenta un passo indietro su una questione che, a loro avviso, resta attuale e delicata. Nella loro valutazione, togliere uno strumento di osservazione e monitoraggio significa ridurre l’attenzione istituzionale su pratiche di sfruttamento lavorativo che non possono dirsi archiviate.
Nel loro intervento, i consiglieri parlano apertamente di un errore da parte del centrodestra e richiamano anche il fatto che la decisione sia maturata, spiegano, senza la presenza dell’assessore competente.
Perché il Pd insiste sull’Osservatorio
Il gruppo dem sottolinea che il caporalato non è una questione confinata al solo lavoro nei campi. Nella loro lettura, il problema può emergere anche in altri comparti produttivi, compresi industria ed edilizia, e proprio per questo ritengono utile mantenere un presidio regionale capace di leggere il fenomeno e seguirne l’evoluzione.
L’Osservatorio, viene evidenziato, sarebbe stato uno strumento di analisi e supporto, in linea con altri organismi già esistenti in ambito regionale. I consiglieri richiamano inoltre una norma in vigore dall’agosto 2025, sostenendo che il nuovo organismo non avrebbe costituito un ostacolo alla sua applicazione.
Il richiamo al caso del Monfalconese
Nella nota compare anche un riferimento politico diretto alla Lega, chiamata in causa per le battaglie condotte in particolare nell’area del Monfalconese sul contrasto alle forme di sfruttamento del lavoro. Per il Pd, la scelta della maggioranza appare in contraddizione con le posizioni sostenute in passato proprio su quel territorio.
Da qui la richiesta di riaprire il dossier con un percorso più condiviso. I consiglieri ritengono che l’emendamento avrebbe dovuto essere accantonato, rinviando l’intervento alla legge di Stabilità per costruire una modifica più organica e discussa tra le forze politiche.
La richiesta di una soluzione condivisa
Nel messaggio politico dei dem c’è anche un passaggio più ampio sul tema della sicurezza e della tutela del lavoro. Secondo il gruppo, non basta richiamare pubblicamente la necessità di difendere i lavoratori se poi vengono meno strumenti considerati utili a comprendere e contrastare situazioni opache.
La posizione espressa dal Pd, quindi, punta a rimettere al centro il tema del monitoraggio regionale sul caporalato e a chiedere alla maggioranza un ripensamento. Il confronto resta aperto e, alla luce delle accuse mosse in Aula, è probabile che la questione torni nel dibattito politico friulano anche nei prossimi passaggi sulla manovra.