Caporalato, scontro in Consiglio Fvg: le minoranze contestano la cancellazione dell’Osservatorio
Nel mirino un emendamento al mini assestamento di bilancio. Per i gruppi di opposizione si indebolisce un presidio regionale contro sfruttamento e lavoro irregolare.
Si accende in Consiglio regionale il confronto su uno dei temi più delicati per il mondo del lavoro in Friuli Venezia Giulia: il contrasto al caporalato. Al centro della polemica c’è la proposta di eliminare l’Osservatorio regionale dedicato al fenomeno, inserita nel mini assestamento di bilancio attraverso un emendamento firmato dal consigliere Markus Maurmair di Fratelli d’Italia.
La reazione delle opposizioni è arrivata con una presa di posizione comune. Serena Pellegrino per Avs, Nicola Conficoni per il Pd, Massimo Moretuzzo per Patto per l’Autonomia-Civica Fvg e Rosaria Capozzi per il M5S parlano di una scelta che, a loro giudizio, ridimensiona il ruolo delle istituzioni nella tutela dei lavoratori più esposti a sfruttamento e irregolarità.
Il nodo politico aperto dal mini assestamento
Per i consiglieri di minoranza non si tratta di una semplice voce di bilancio da tagliare. Nella loro lettura, la soppressione dell’Osservatorio avrebbe un peso politico e simbolico preciso, perché andrebbe a colpire uno strumento pensato per monitorare, prevenire e far emergere situazioni opache nel mercato del lavoro.
Nella nota congiunta, i quattro esponenti definiscono l’intervento un passo indietro sul terreno dei diritti e della legalità. Il giudizio è netto: smantellare questo presidio pubblico, sostengono, equivale a indebolire la capacità della Regione di tenere alta l’attenzione su un fenomeno che continua a manifestarsi anche nel territorio friulano.
Il richiamo ai casi emersi in Friuli Venezia Giulia
Le opposizioni collegano la loro critica anche a episodi già registrati in regione. Nel documento viene citato in particolare il Pordenonese, indicato come area in cui si sono verificati casi riconducibili al caporalato. Un riferimento usato per contestare con forza la scelta di archiviare l’Osservatorio proprio mentre restano aperte questioni legate allo sfruttamento dei lavoratori.
Nel mirino finiscono, più in generale, le condizioni di chi opera nei comparti più vulnerabili, dall’agricoltura all’edilizia. Secondo i consiglieri, rinunciare a uno strumento regionale di osservazione e prevenzione significa abbassare la guardia di fronte a situazioni che possono colpire persone già fragili sul piano contrattuale e sociale.
La posizione delle minoranze
Nel testo diffuso alla stampa, Pellegrino, Conficoni, Moretuzzo e Capozzi sostengono che l’Osservatorio non possa essere considerato un costo accessorio. Al contrario, lo descrivono come un supporto utile a far emergere il lavoro sommerso e a rafforzare la tutela della dignità delle persone impiegate nei settori più esposti ad abusi.
La critica investe direttamente la maggioranza di centrodestra, accusata di compiere una scelta sbagliata non solo sul piano amministrativo, ma anche su quello dei principi. Per le opposizioni, la tenuta di un territorio passa anche dalla capacità delle istituzioni di presidiare i diritti, soprattutto quando in gioco ci sono legalità, trasparenza e condizioni di lavoro.
La battaglia politica, quindi, è destinata a proseguire nelle prossime fasi del confronto in Aula. I gruppi di minoranza hanno già annunciato che continueranno a contrastare l’emendamento, ribadendo la loro contrarietà a una decisione che, a loro avviso, indebolisce la risposta pubblica contro il caporalato in Friuli Venezia Giulia.