Cartina de Il Friûl, Bullian attacca: “Non è polemica, ma rigore storico per le scuole”
Bullian contesta la cartografia Arlef destinata alle scuole: “Errori storici e identità non rispettate”.
GORIZIA – Nessuna polemica sterile, ma una richiesta di chiarezza e rigore, soprattutto quando si parla di strumenti destinati agli studenti delle scuole primarie. È questa la posizione espressa da Enrico Bullian, consigliere regionale del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, in merito alla cartografia de Il Friûl pubblicata dall’Agenzia regionale.
Il presidente di Arlef ha definito l’interrogazione “polemica inutile”, ma Bullian respinge l’accusa: il suo intervento, spiega, nasce dall’esigenza di evidenziare errori e forzature in un elaborato con finalità educative. E se la reazione è stata così risentita, osserva, “viene da chiedersi il perché”.
Da storico oltre che da consigliere regionale, Bullian rivendica un approccio fondato sui fatti. Quando si propone una cartografia didattica, il rigore storico non è un dettaglio. A suo giudizio è indiscutibile che Grado non abbia mai fatto parte del Friuli storico, essendo stata dogado della Repubblica di Venezia. Un elemento che, secondo lui, non può essere ignorato in una rappresentazione destinata alle scuole.
La critica riguarda anche l’impostazione generale della mappa. Secondo il consigliere, non si tratterebbe di una cartina storica ma della raffigurazione di un Friuli contemporaneo, con autostrade e siti Unesco, generando sovrapposizioni tra passato e presente. Un tema che richiama anche altre scelte territoriali discusse in Regione, come nel caso della terza corsia dell’A4 e il piano Autostrade Alto Adriatico, dove infrastrutture e identità locale si intrecciano.
Il nodo centrale resta però l’identità. “Chi decide l’appartenenza di una comunità con parlata veneta al Friuli?”, domanda Bullian. Per l’esponente del Centrosinistra, l’appartenenza non si impone per decreto né si stabilisce con una cartina. Nel Monfalconese e a Grado, afferma, molti cittadini non si riconoscono in una Patria del Friuli, ma si sentono prima di tutto bisiachi e graisani, poi isontini, quindi cittadini del Friuli Venezia Giulia, italiani ed europei.
Bullian si dice inoltre insoddisfatto della risposta fornita da Arlef e condivisa dall’assessore regionale Roberti. Pur parlando di rispetto delle diversità, la cartografia viene confermata come immodificabile, rappresentando un Friuli unico e indistinto da Sacile a Sappada, da Tarvisio a Monfalcone. Una visione che, secondo lui, non restituisce la complessità linguistica e culturale del territorio.
Nella sua interrogazione il consigliere chiedeva di rivedere la mappa distinguendo graficamente le zone promiscue, le aree a prevalente parlata veneta, quelle con presenza di minoranza slovena o le isole tedesche. Un confronto che si inserisce in un contesto regionale già attraversato da tensioni politiche, come dimostrato anche dalla presa di posizione dopo la tragedia nel cantiere navale di Monfalcone, dove il tema dell’identità territoriale è tornato al centro del dibattito pubblico.
Il consigliere parla apertamente di un “nazionalismo culturale friulano” che, a suo dire, ostacola un confronto sereno e rischia di impoverire la ricchezza culturale regionale. Decine di migliaia di bisiachi e graisani, sostiene, non si riconoscerebbero nella definizione proposta da Arlef.
Non solo critica, ma anche proposte concrete. Bullian annuncia l’intenzione di rilanciare tre iniziative dedicate alla Bisiacaria: una ricostruzione della sua storia moderna e contemporanea, l’aggiornamento del vocabolario bisiaco e una cartellonistica mirata. Un percorso che punta a valorizzare le specificità locali, anche alla luce dei recenti confronti istituzionali come quello sulla strategia regionale della viabilità tra Cimpello e Fiume Veneto, dove le scelte amministrative incidono direttamente sugli equilibri territoriali.
Infine, l’allarme politico. Bullian teme un possibile collegamento tra la rappresentazione del cosiddetto “Grande Friuli” e la reintroduzione delle Province, con il rischio di ipotizzare una grande Provincia del Friuli che inglobi Gorizia. Uno scenario che dichiara di voler contrastare con decisione, difendendo la riproposizione della Provincia di Gorizia e la sua autonomia.