Braccianti irregolari tra Goriziano e Udinese, la Finanza contesta evasione e sfruttamento nei vigneti
L’indagine nata a Gorizia ricostruisce l’impiego di 107 operai romeni nelle vigne friulane: paghe molto basse, violazioni fiscali e gestione societaria sotto esame.
Nei vigneti del Friuli orientale l’inchiesta della Guardia di Finanza di Gorizia riporta al centro il tema del lavoro agricolo irregolare. Gli accertamenti riguardano una società che forniva manodopera a diverse aziende del comparto vitivinicolo tra le province di Gorizia e Udine e che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe impiegato 107 operai senza regolare inquadramento.
Il quadro delineato dagli investigatori unisce due piani: da una parte le condizioni di impiego dei braccianti, dall’altra le presunte violazioni tributarie. Per gli anni compresi tra il 2019 e il 2023 vengono contestati oltre un milione di euro di imponibile non dichiarato, più di 200 mila euro di Iva e circa 80 mila euro di ritenute non versate.
L’amministratore della società è stato denunciato alla Procura della Repubblica per i profili fiscali emersi, mentre la posizione dell’impresa è stata trasmessa anche all’Ispettorato del Lavoro per gli aspetti legati all’utilizzo di personale irregolare.
Il nodo dei lavoratori impiegati nelle vigne friulane
Secondo quanto emerso dalle verifiche, i 107 operai coinvolti sono tutti residenti in Romania e venivano destinati alle attività di manutenzione dei vigneti nel Goriziano e nell’Udinese. Le loro posizioni, per gli inquirenti, non risultavano regolari neppure sotto il profilo fiscale italiano.
Uno degli elementi più pesanti riguarda i compensi. In alcuni casi, la paga netta oraria sarebbe scesa sotto i 3 euro, ben lontano dai livelli previsti dal contratto nazionale del settore agricolo. Nella ricostruzione della Guardia di Finanza, si sarebbe fatto leva sulla condizione di bisogno dei lavoratori per imporre trattamenti economici fortemente penalizzanti.
Come nasce l’inchiesta
Il filone tributario è collegato all’operazione “Caravelle”, l’indagine coordinata dalla Procura di Gorizia contro il caporalato nelle campagne dell’area isontina e friulana. Da quel lavoro investigativo era già emersa l’ipotesi di una struttura organizzata nella gestione di numerosi braccianti destinati ai lavori nei vigneti.
Nel febbraio 2023 erano finite in arresto quattro persone, tre cittadini romeni e un cittadino moldavo. In seguito sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di caporalato. Quel procedimento è ora davanti al Tribunale di Gorizia nella fase dibattimentale, mentre gli approfondimenti fiscali rappresentano uno sviluppo successivo della stessa attività investigativa.
La società estera e la regia contestata nel Goriziano
Uno dei punti centrali dell’accertamento riguarda la sede dell’impresa. La società risultava registrata in Romania e operava nel supporto alla produzione vegetale, ma per gli investigatori la direzione effettiva sarebbe stata esercitata nel territorio goriziano.
È su questo aspetto che viene contestata una forma di esterovestizione. In sostanza, la collocazione formale all’estero avrebbe consentito all’azienda di presentarsi come operatore comunitario e di fatturare i servizi alle cantine del territorio senza applicare l’Iva, nonostante l’attività reale, secondo la Finanza, fosse organizzata e gestita in Friuli.
I riscontri arrivati anche dalla Romania
Per ricostruire i movimenti della società e la posizione dei lavoratori è stata utilizzata anche la cooperazione con le autorità rumene. Gli scambi informativi hanno riguardato sia i flussi finanziari sia la parte contributiva legata ai braccianti.
Dalle verifiche sarebbe emerso che, pur in presenza di conti correnti aperti in Romania, i movimenti economici si sviluppavano di fatto in Italia. Inoltre, la maggior parte dei 107 operai non risultava iscritta al sistema previdenziale rumeno e non sarebbero state trasmesse le comunicazioni richieste per il distacco all’estero.
I numeri contestati tra redditi, Iva e ritenute
L’esame delle annualità dal 2019 al 2023 ha portato a tre contestazioni principali: oltre un milione di euro di redditi non dichiarati, più di 200 mila euro di Iva ritenuta evasa e circa 80 mila euro di ritenute non versate. Si tratta delle somme che compongono il fronte fiscale dell’inchiesta.
All’amministratore viene attribuita, in particolare, l’omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi e dell’Iva, con il superamento, secondo gli accertamenti svolti, delle soglie previste dalla normativa penale tributaria. La vicenda riaccende così l’attenzione su un settore strategico per il Friuli, dove il valore della filiera vitivinicola si intreccia con la necessità di garantire regole chiare sul lavoro e sulla concorrenza tra imprese.