Beni sottratti alla criminalità, dal Friuli Venezia Giulia la spinta a rimetterli in funzione per la comunità

L’Osservatorio regionale antimafia rilancia il tema del riutilizzo pubblico e sociale dopo il confronto del 12 ottobre con la consigliera Serena Pellegrino.

13 ottobre 2026 17:43
Beni sottratti alla criminalità, dal Friuli Venezia Giulia la spinta a rimetterli in funzione per la comunità -
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Un immobile confiscato che rimane chiuso perde una parte del suo significato. È da questa considerazione che l’Osservatorio regionale antimafia del Friuli Venezia Giulia rilancia il tema della destinazione dei beni sottratti alla criminalità, chiedendo che trovino un impiego utile per il territorio.

Il confronto si è tenuto il 12 ottobre 2026 a Trieste, nel corso di un incontro con la consigliera regionale Serena Pellegrino. Al centro della discussione, la necessità di dare a questi patrimoni una funzione concreta, coinvolgendo istituzioni, amministrazioni locali e realtà del Terzo settore.

Un patrimonio limitato che non va trascurato

Nel quadro del Friuli Venezia Giulia, i beni confiscati sono numericamente meno rispetto ad altre zone del Paese. Per l’Osservatorio, però, questo elemento non giustifica un’attenzione minore. Anzi, proprio la dimensione contenuta del patrimonio disponibile rende ancora più importante non lasciare nessun bene senza prospettiva.

L’orientamento espresso è chiaro: ogni immobile o risorsa sottratta ai circuiti criminali dovrebbe essere accompagnata verso un utilizzo definito e verificabile, capace di produrre un ritorno per la collettività.

Il significato del riuso oltre l’aspetto materiale

A sottolinearlo è Barbara Clama, presidente dell’Osservatorio, che richiama il valore pubblico di questa scelta. Restituire un bene alla cittadinanza, nella lettura dell’organismo regionale, non significa soltanto recuperare uno spazio fisico, ma trasformarlo in un segno visibile della presenza delle istituzioni.

La riconversione sociale di questi beni assume quindi anche un peso civile. Dove prima c’era un patrimonio sottratto all’interesse generale, può nascere un luogo utile, aperto e riconoscibile, capace di rafforzare fiducia e partecipazione.

La proposta: affidamento a enti pubblici e Terzo settore

L’indicazione emersa dall’incontro punta a favorire la gestione da parte di soggetti pubblici, enti locali o organizzazioni del Terzo settore in grado di valorizzare davvero questi spazi. L’obiettivo è evitare che restino beni formalmente recuperati ma di fatto fermi.

Secondo l’Osservatorio, la destinazione sociale può generare effetti concreti anche in una regione dove i numeri sono più contenuti: occasioni di servizio, presidi di legalità e iniziative con una ricaduta diretta sulle comunità locali.

Il messaggio uscito dal confronto di Trieste è dunque netto: nessun bene confiscato dovrebbe restare inutilizzato. Per il Friuli Venezia Giulia, la sfida non è soltanto amministrativa, ma riguarda il modo in cui il territorio rende visibile il contrasto alla criminalità attraverso scelte utili e riconoscibili per i cittadini.

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