Artegna, sul colle della memoria un segno per il sisma del 1976

Inaugurata il 2 maggio a San Martino l’opera di Giovanni Basso: richiama dolore, rinascita e il legame del Friuli con la sua ricostruzione.

03 maggio 2026 09:36
Artegna, sul colle della memoria un segno per il sisma del 1976 -
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Non è soltanto un’opera commemorativa: ad Artegna il nuovo monumento collocato sul Colle di San Martino diventa un punto in cui la memoria del terremoto del 1976 si intreccia con l’identità della comunità friulana. La cerimonia di inaugurazione e benedizione si è svolta il 2 maggio, in uno dei luoghi più carichi di significato per il paese.

La scelta del colle non è casuale. Da lì, dopo la scossa del 6 maggio, si vedeva un territorio segnato dalle distruzioni. A mezzo secolo di distanza, quello stesso spazio assume un altro valore: custodire il ricordo di quanto accadde e della capacità del Friuli di rialzarsi.

Un luogo simbolo per Artegna

San Martino rappresenta per Artegna una prospettiva fisica e insieme civile sulla propria storia recente. Il vicino Castello di Savorgnan, richiamato durante l’incontro, resta uno dei riferimenti più forti della rinascita locale e di quel percorso di ricostruzione che è diventato, nel tempo, un modello riconosciuto ben oltre i confini regionali.

Alla cerimonia ha preso parte anche l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli, che ha sottolineato proprio il peso simbolico del luogo e il valore che esso conserva nella memoria collettiva friulana.

L’opera racconta ferita e ripartenza

A firmare il monumento è l’artista Giovanni Basso, che ne ha spiegato il significato nel corso dell’inaugurazione. La composizione mette insieme tre immagini: una donna sofferente, figura del Friuli colpito dal sisma, un’aquila ferita e un germoglio che torna a spuntare.

Il messaggio è affidato a simboli immediati: il dolore, la caduta, ma anche la capacità di ricominciare. L’opera è stata realizzata con il sostegno di PrimaCassa, inserendosi nel calendario delle iniziative dedicate ai cinquant’anni dal terremoto.

La cerimonia sul colle

L’appuntamento è stato aperto dal sindaco Alessandro Marangoni. Erano presenti anche il vescovo di Parma monsignor Enrico Solmi, il delegato del vescovo di Vicenza, il vicario episcopale per l’Evangelizzazione nelle unità pastorali don Flavio Marchesini, e il vicario generale e vicario per la Forania della Pedemontana dell’Arcidiocesi di Udine don Dino Bressan.

La benedizione del monumento ha dato alla giornata un tono raccolto, in linea con il significato del sito scelto: non solo commemorare un anniversario, ma rimettere al centro una pagina che ha cambiato per sempre la storia di Artegna e dell’intero Friuli.

Il richiamo a Zamberletti e ai valori friulani

Sullo sfondo del monumento compare una frase dell’onorevole Giuseppe Zamberletti: "Un popolo non muore con il crollo delle case e il Friuli è vivo perché sono vivi i valori che ne costituiscono l’anima". Un riferimento che lega direttamente l’opera a una delle figure decisive della ricostruzione post sisma.

Il senso dell’iniziativa sta anche qui: affidare alle nuove generazioni non solo il ricordo del terremoto, ma il patrimonio di solidarietà, dignità e aiuto reciproco che ha permesso alla comunità friulana di ripartire. Sul Colle di San Martino, ad Artegna, quel passaggio di memoria oggi ha un segno concreto in più.

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