Aquileia, attacco degli sciacalli: uccise tredici pecore nane

Dieci anni di cura e amore per salvare una razza rara cancellati in una notte

10 aprile 2026 17:04
Aquileia, attacco degli sciacalli: uccise tredici pecore nane -
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AQUILEIA (UD) – C’è un silenzio particolare che resta dopo certe notti. Non è solo quello dei campi, ma quello che segue una perdita difficile da raccontare. È il silenzio che ha trovato Alessio Sverzut entrando nel suo allevamento la mattina dell’8 aprile: tredici delle sue pecore nane non c’erano più.

Non erano semplici animali. Erano presenze quotidiane, riconoscibili una a una, parte di un progetto nato con pazienza e dedizione. Piccole, delicate, con quel passo leggero che le rende uniche: le pecore “D’Ouessant”, tra le più piccole al mondo, originarie della Bretagna e oggi sempre più rare.

“Non si tratta solo di quello che abbiamo perso – racconta – ma di tutto il tempo, la cura, l’attenzione che avevamo dedicato a loro. Erano parte della nostra vita”.

Una razza fragile, custodita con amore

Chi sceglie di allevare una specie così particolare non lo fa per caso. Le D’Ouessant non sono animali “comuni”: richiedono attenzioni costanti, rispetto dei loro ritmi, uno sguardo capace di coglierne la delicatezza.

Ogni nascita è un momento atteso, ogni agnello un piccolo traguardo. Crescono lentamente, spesso un solo cucciolo alla volta, e proprio per questo ogni vita ha un valore ancora più profondo.

L’obiettivo dell’allevamento era semplice e prezioso: proteggere una razza a rischio, farla conoscere, darle un futuro. Anche attraverso un rapporto diverso con l’animale, più vicino alla compagnia che alla produzione.

La notte che ha cambiato tutto

Poi, in poche ore, qualcosa si è spezzato.
Sei agnelli e sette adulti sono stati uccisi durante un attacco notturno. Alcuni sono stati trascinati via, altri non hanno avuto scampo.

“Pensavamo fossero al sicuro – spiega l’allevatore – intorno ci sono corsi d’acqua, elementi naturali che credevamo potessero proteggerle. Non immaginavamo potesse accadere una cosa simile”.

Quelle pecore vivevano in un ambiente tranquillo, seguite ogni giorno. Un equilibrio fatto di abitudini, gesti ripetuti, fiducia. Proprio quella fiducia che rende questi animali ancora più indifesi.

Quando la natura si avvicina troppo

Negli ultimi anni, nelle campagne del Friuli-Venezia Giulia, la presenza di animali selvatici come gli sciacalli è diventata sempre più frequente. Spazi che cambiano, habitat che si riducono, equilibri che si spostano.

E così accade che mondi diversi si incontrino troppo da vicino.

Ma al di là delle dinamiche naturali, resta la ferita di chi quegli animali li accudiva ogni giorno. Di chi li conosceva uno per uno. Di chi aveva scelto di proteggerli.

Quella di Alessio Sverzut non era solo un’attività, ma una scelta fatta con il cuore: custodire una specie rara, darle spazio, rispettarla.

“Erano animali speciali – dice – e meritavano di essere conosciuti e protetti”.

Oggi, tra i recinti rimasti vuoti, resta il ricordo di quelle piccole presenze. E la consapevolezza che dietro ogni animale c’è una storia fatta di tempo, dedizione e legame.

Un legame che, anche dopo una notte così, non si spezza.

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