A Trieste il Planetario celebra 50 anni di arte: in mostra anche Picasso, Vedova e Christo
La galleria di via Fabio Filzi ripercorre mezzo secolo di attività con una selezione di artisti che ne hanno segnato la storia. Apertura il 9 ottobre, chiusura il 6 gennaio 2027.
Mezzo secolo di mostre, incontri e ricerca artistica trova spazio in una nuova esposizione a Trieste: la Galleria Planetario festeggia i suoi 50 anni con un progetto che riunisce alcuni dei nomi più importanti passati nelle sue sale, da Picasso a Vedova.
L’appuntamento è fissato per venerdì 9 ottobre alle 18 nella sede di via Fabio Filzi 4, al primo piano. L’iniziativa rientra nel cartellone di Barcolana Cultura e accompagnerà il pubblico fino al 6 gennaio 2027.
Per la città si tratta anche di un’occasione per rileggere una parte significativa della propria storia culturale attraverso uno spazio che, dal 1976, ha costruito nel tempo una programmazione riconoscibile e continuativa.
All’apertura interverrà il critico Giancarlo Bonomo, previsto in dialogo con Livio Radin, figura che insieme a Clara Radin ha dato avvio all’esperienza del Planetario.
Un percorso tra i grandi nomi passati da Trieste
La rassegna mette insieme opere di artisti che hanno contribuito a definire l’identità della galleria nel corso degli anni. Tra i nomi annunciati compaiono Vedova, Vasarely, Corpora, Dorazio, Bonalumi, Christo, Tancredi, Afro, Sonia Delaunay, Pavel Mansuoroff, César, Picasso, Santomaso, Chersicla, Gianni Dova, Paolo Borghi, Zlatko Prica, Gianni Bertini, Scanavino, Capogrossi e Fabrizio Plessi.
La selezione non guarda soltanto al prestigio dei singoli autori, ma ricostruisce il cammino del Planetario attraverso le stagioni che ne hanno segnato la programmazione, dalle origini agli anni più vicini a noi.
Dalla fondazione alle oltre 120 esposizioni
La Galleria Planetario nacque nel 1976 per iniziativa di Livio e Clara Radin. Da allora ha superato le 120 mostre, diventando un punto di riferimento nel panorama artistico triestino e non solo.
Il debutto avvenne con un’esposizione dedicata a Picasso. In seguito arrivarono, tra gli altri, appuntamenti con Sonia Delaunay, César, Arman, Vasarely e Prica, mentre negli anni successivi la galleria ha ospitato più volte personali di Corpora, Dorazio, Chersicla, Gianni Bertini, Vedova, Santomaso e Agostino Bonalumi.
Nelle stagioni più recenti il percorso si è arricchito con artisti come Paolo Borghi, Davide Maria Coltro, Francesco Candeloro e Sergio Fermariello, confermando una linea aperta a esperienze e linguaggi diversi.
Critici, riviste e ricerca sui linguaggi contemporanei
Accanto all’attività espositiva, il Planetario ha intrecciato collaborazioni con numerosi critici e studiosi. Tra i nomi ricordati figurano Achille Bonito Oliva, Guido Ballo, Pierre Restany, Nello Ponente, Italo Mussa, Giorgio Cortenova, Alberto Fiz e Marco Meneguzzo.
Nel corso degli anni la galleria ha inoltre attraversato e presentato alcuni fra i principali orientamenti dell’arte contemporanea, dalla Transavanguardia al Nouveau Réalisme, passando per Pittura Colta, Mec-Art, Informale degli anni Sessanta, MAC - Movimento Arte Concreta, Pittura Analitica e videoarte.
Negli anni Ottanta questo lavoro culturale si è esteso anche alla rivista «Efolo», mentre nei primi Duemila è proseguito sul web con ArtPlus, indicato come primo portale dedicato all’arte contemporanea.
Una rete di relazioni oltre i confini locali
La storia del Planetario comprende anche la partecipazione alle principali fiere d’arte e collaborazioni con musei e istituzioni in diverse città, tra cui Monaco di Baviera, Toronto, Zagabria, Verona, Mantova, Budapest, Catania, San Marino e la stessa Trieste.
A questa attività si affianca una produzione costante di cataloghi e monografie legati agli artisti ospitati, elemento che ha contribuito a consolidare il profilo editoriale della galleria accanto a quello espositivo.
Guardando ai prossimi appuntamenti, Livio Radin conferma l’intenzione di mantenere una linea non vincolata a una sola tendenza, lasciando spazio a pittura astratta e figurativa, scultura e videoarte. La mostra anniversario diventa così non solo un bilancio, ma anche un passaggio verso il futuro di uno degli spazi storici dell’arte a Trieste.