A Lignano un segno stabile per il sisma del ’76: arte e fotografie legano la città a Gemona

All’Arena Alpe Adria presentata una delle due opere di Alessandra Aita e una mostra che ricorda l’accoglienza offerta agli sfollati friulani.

28 settembre 2026 17:57
A Lignano un segno stabile per il sisma del ’76: arte e fotografie legano la città a Gemona -
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Non è solo un omaggio al passato, ma un richiamo a una delle pagine più forti della solidarietà friulana. A Lignano Sabbiadoro, all’Arena Alpe Adria, ha preso forma un progetto che riporta al centro il terremoto del 1976 attraverso un’opera d’arte e un’esposizione fotografica dedicate alla memoria di quei mesi.

La località balneare, che dopo il sisma ospitò migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case, ha accolto una delle due installazioni di “Due Rive, un’unica memoria”, percorso condiviso con Gemona del Friuli e firmato dall’artista Alessandra Aita.

Accanto alla scultura è stata aperta anche la mostra “Dal silenzio alla luce”, curata dal Foto Cine Club Lignano, con immagini e testimonianze che ricostruiscono il ruolo della città nell’accoglienza del 1976. Il lavoro espositivo restituisce così una dimensione concreta a un episodio che resta inciso nella storia del Friuli.

Il ricordo pubblico all’Arena Alpe Adria

Alla presentazione hanno partecipato, oltre all’amministrazione lignanese, anche i sindaci di Gemona del Friuli, Buja, Colloredo di Monte Albano e Porcia. La cerimonia ha assunto il tono di un momento corale, legato non soltanto alla memoria del sisma ma anche ai rapporti costruiti tra territori diversi in una fase drammatica.

Nel suo intervento, la sindaca Laura Giorgi ha riportato all’attenzione una relazione redatta allora dall’ex segretario comunale Giuseppe Montrone. La lettura ha permesso di ripercorrere la macchina organizzativa messa in moto in quei giorni e l’impegno sostenuto dal Comune e dal personale cittadino.

Il dato che continua a colpire è quello dell’accoglienza garantita da Lignano a 30 mila sfollati provenienti dalle aree terremotate. Un passaggio che viene oggi riletto non come semplice ricordo istituzionale, ma come elemento identitario della comunità.

Lignano ricorda il terremoto del 1976 con una scultura e una mostra fotografica

Due opere per una memoria condivisa

Il progetto ideato da Alessandra Aita si sviluppa infatti su due sedi, con lavori gemelli destinati a Lignano Sabbiadoro e a Gemona del Friuli. La scelta rafforza il senso del titolo e traduce in forma visiva un legame nato nell’emergenza e rimasto vivo nel tempo.

Per il vicesindaco con delega alla cultura Manuel Massimiliano La Placa, l’iniziativa ha un valore che va oltre l’aspetto artistico: racconta una storia comune tra comunità friulane e la consegna anche alle generazioni che non hanno vissuto direttamente il terremoto.

Nel corso della serata sono arrivati anche i ringraziamenti ai soggetti che hanno contribuito all’iniziativa, dal Foto Cine Club Lignano all’associazione “Insieme per la Musica”, presente con due musiciste, fino agli Alpini, ai Bersaglieri e agli uffici comunali coinvolti nell’organizzazione.

Le fotografie raccontano Lignano come luogo di accoglienza

La parte documentaria dell’iniziativa si concentra soprattutto su questo: restituire il volto di una Lignano capace di aprirsi a chi aveva perso tutto. Le fotografie raccolte nella mostra accompagnano il visitatore dentro quella stagione, tra immagini, ricordi e tracce di una risposta collettiva all’emergenza.

Il percorso si inserisce nel più ampio calendario di appuntamenti dedicati al cinquantenario del terremoto del Friuli, che in questi mesi sta coinvolgendo varie località della regione. In questo contesto, Lignano rilancia il proprio posto in quella storia non soltanto come città turistica, ma come comunità che seppe offrire riparo e sostegno quando ce n’era più bisogno.

Tra scultura e memoria fotografica, l’iniziativa all’Arena Alpe Adria consegna quindi un messaggio chiaro: il ricordo del 1976 non appartiene solo agli archivi, ma continua a parlare al presente del Friuli e al rapporto tra le sue comunità.

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