A Latisana un libro diventa dialogo pubblico su fragilità e ripartenza

Nella Sala Stucchi di Palazzo Molin Vianello l’incontro con Piero Turco ha unito racconto, riflessione e pianoforte davanti al pubblico latisanese.

04 ottobre 2026 15:21
A Latisana un libro diventa dialogo pubblico su fragilità e ripartenza -
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Più che una semplice tappa letteraria, quella ospitata a Latisana è stata una serata di confronto aperto su ciò che spesso si tende a nascondere: errori, ferite personali, momenti di smarrimento e possibilità di ripartire. Nella Sala Stucchi di Palazzo Molin Vianello, sabato 3 ottobre 2026, il giornalista e scrittore Piero Turco ha presentato il romanzo “Nessuno è nato perfetto”.

L’appuntamento ha richiamato un pubblico interessato non solo alla trama del libro, ma soprattutto ai temi che lo attraversano. Il filo conduttore emerso nel corso dell’incontro è stato chiaro: ciò che appare come limite può trasformarsi in un passaggio decisivo verso una nuova consapevolezza.

A portare il saluto dell’amministrazione comunale è stata l’assessore alla Cultura Martina Cicuto. Erano presenti anche il consigliere comunale con delega alla Sanità Antonino Zanelli e il consigliere Claudio Serafini, che hanno preso parte a una serata costruita attorno al valore umano della narrazione.

Le parole del libro come occasione di riflessione

Il dialogo con Turco ha superato i confini della presentazione tradizionale. Il romanzo è diventato il punto di partenza per affrontare temi che riguardano da vicino molte esperienze personali: il rapporto con le proprie debolezze, le aspettative disattese, la fatica di accettare ciò che non corrisponde a un’idea di perfezione.

Nel corso della serata è emersa l’idea che la fragilità non debba essere letta soltanto come una mancanza. Al contrario, può diventare uno spazio da cui ripensarsi, rimettere in ordine il proprio percorso e trovare una direzione diversa.

Il titolo stesso, “Nessuno è nato perfetto”, ha accompagnato questo ragionamento come una sorta di invito collettivo a guardare con meno durezza alle proprie cadute, senza ridurle automaticamente a sconfitte definitive.

L’intervento di Zanelli e il senso dell’incontro

Tra i passaggi più significativi della serata, l’intervento di Antonino Zanelli ha messo al centro proprio il modo in cui vengono percepiti dolore e imperfezione. «Spesso siamo abituati a considerare l'imperfezione, l'errore e il dolore come punti di arrivo o come fallimenti da nascondere», ha spiegato.

Da qui la scelta di proporre un appuntamento capace di cambiare prospettiva. «Questa sera abbiamo voluto ribaltare quel modo di vedere le cose: la crepa, l'imperfezione, non è un ostacolo, ma può diventare il punto esatto in cui comincia la trasformazione, la rinascita», ha aggiunto.

Un messaggio ripreso anche in un altro passaggio del suo intervento: «Nelle nostre imperfezioni, nelle nostre fragilità e nei momenti in cui ci sentiamo più smarriti può nascondersi la forza per cambiare, crescere e ricominciare». Parole che hanno dato il tono all’intera iniziativa, trasformandola in un confronto partecipato e non soltanto in una presentazione editoriale.

La musica accanto alla narrazione

Ad accompagnare i vari momenti dell’incontro sono state le esecuzioni al pianoforte di Mikhail Toto, allievo della Scuola di Musica di Latisana. La componente musicale ha aggiunto intensità all’atmosfera della sala, creando un dialogo continuo tra note e parole.

L’alternanza tra lettura, riflessione e musica ha dato ritmo alla serata e ha contribuito a renderla vicina al pubblico presente. Non un semplice contorno, dunque, ma una presenza capace di rafforzare il senso emotivo dei temi affrontati.

In una realtà come quella latisanese, dove gli appuntamenti culturali continuano ad avere un ruolo importante nella vita cittadina, anche questa iniziativa si inserisce in un percorso di partecipazione che unisce arte, pensiero e comunità.

Un appuntamento che lascia una traccia in città

Nel saluto finale non sono mancati i ringraziamenti all’autore, ai presenti e a quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’evento, compreso lo stesso Mikhail Toto per l’accompagnamento musicale. Il clima emerso nella Sala Stucchi è stato quello di una partecipazione attenta, coinvolta, mai formale.

Da Palazzo Molin Vianello resta così un messaggio semplice ma incisivo: riconoscere le proprie fragilità non significa fermarsi. Può essere, invece, il primo passo per rimettere in moto un cambiamento personale, dentro una comunità che continua a trovare nella cultura uno spazio concreto di ascolto e condivisione.

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