A cinquant’anni dal sisma, da Udine tre studi per rendere più sicure case e palazzi del Friuli
L’ateneo friulano porta al convegno sul 1976 tre filoni di ricerca su murature, sopraelevazioni in legno e protezione degli edifici in calcestruzzo.
Il tema della sicurezza degli edifici torna al centro del dibattito friulano nel cinquantesimo anniversario del terremoto del 1976. In questo contesto l’Università di Udine ha presentato tre ricerche che puntano a tradurre l’ingegneria sismica in soluzioni concrete per il patrimonio costruito della regione.
I lavori sono stati illustrati oggi, 13 ottobre 2026, durante il convegno nazionale “1976-2026: 50 anni dal terremoto del Friuli”. I progetti fanno capo al gruppo di Tecnica delle costruzioni del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura e rientrano tra i 16 programmi nazionali sostenuti dal Dipartimento della Protezione civile e coordinati dalla Rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica e strutturale.
L’interesse per il Friuli è diretto: le tre linee di studio riguardano infatti interventi pensati per migliorare il comportamento sismico degli edifici esistenti, limitare gli impatti delle nuove sopraelevazioni e proteggere meglio le strutture più diffuse nel territorio.
Legno leggero per costruire in alto senza appesantire gli edifici
Uno dei filoni presentati dall’ateneo udinese riguarda le sopraelevazioni in telaio ligneo leggero. L’idea è quella di recuperare e ampliare edifici già esistenti senza aumentare in modo significativo le masse nella parte superiore, aspetto decisivo quando si parla di risposta ai terremoti.
Il progetto include anche sistemi di dissipazione dell’energia sismica, studiati per ridurre quasi completamente gli effetti aggiuntivi della sopraelevazione sulla struttura sottostante. Secondo Stefano Sorace, professore ordinario di Tecnica delle costruzioni e coordinatore dello studio, questa impostazione potrebbe evitare interventi complessivi molto onerosi di adeguamento sulle costruzioni esistenti. Alla ricerca lavorano Stefano Sorace, Arianna Straulino e Naisa Hoxha.
Murature più resistenti con le fibre di basalto
Un secondo studio si concentra sugli edifici in muratura, molto presenti anche nei centri storici friulani. I ricercatori hanno sperimentato malte rinforzate con fibre di basalto, materiale di origine vulcanica, da impiegare negli interventi di intonaco armato sulle pareti esistenti.
Le prove di laboratorio hanno evidenziato una migliore capacità della malta di contrastare la fessurazione e di deformarsi prima della rottura. Sui pannelli testati il guadagno di resistenza ha raggiunto il 190% rispetto alla muratura non rinforzata. Margherita Pauletta, professoressa associata di Tecnica delle costruzioni e coordinatrice del progetto, indica questi risultati come un segnale importante per l’applicazione della tecnologia in un’area ad alta sismicità come il Friuli Venezia Giulia. La ricerca porta le firme di Margherita Pauletta, Giada Frappa e Samantha Lisetto.
Protezione passiva per i telai in calcestruzzo armato
Il terzo percorso di ricerca affronta invece il caso degli edifici con struttura intelaiata in calcestruzzo armato, una tipologia molto diffusa anche in Friuli. Lo studio valuta l’inserimento di controventi in acciaio dotati di dispositivi capaci di dissipare parte dell’energia sviluppata durante un sisma.
L’obiettivo non è soltanto alleggerire gli effetti sulle parti portanti, ma anche contenere i danni agli elementi non strutturali come tamponature e tramezzi in muratura. Si tratta di componenti che, come ricordano i ricercatori, in molti terremoti degli ultimi decenni hanno riportato danni pesanti, con ricadute sia sulla sicurezza delle persone sia sui costi economici degli interventi successivi. Il gruppo di lavoro è formato da Stefano Sorace, Samantha Lisetto e Arianna Straulino.
Le tre ricerche sono state presentate nel quadro delle iniziative dedicate ai cinquant’anni dal sisma friulano. Il filo conduttore è chiaro: partire dalla memoria del 1976 per sviluppare strumenti utili oggi, soprattutto su edifici esistenti e su soluzioni applicabili nei territori che continuano a convivere con il rischio sismico.