A Cavasso Nuovo la memoria del sisma diventa un libro: 21 Comuni friulani nella storia della ricostruzione

Presentato il volume dedicato ai paesi tra Livenza e Arzino: immagini, documenti e riflessioni su come il dopo terremoto abbia segnato il territorio.

26 settembre 2026 09:16
A Cavasso Nuovo la memoria del sisma diventa un libro: 21 Comuni friulani nella storia della ricostruzione -
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Non solo un omaggio alla memoria, ma anche uno strumento per rileggere una stagione decisiva della storia friulana. A Cavasso Nuovo è stato presentato il volume “Il recupero nel segno dell’identità: dal Livenza all’Arzino a 50 anni dal terremoto”, pubblicazione che ripercorre il cammino della rinascita di 21 Comuni dopo il sisma del 1976.

L’iniziativa si è svolta nella sala polifunzionale del paese ed è stata promossa dal Comune con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia. Il libro conta 123 pagine e mette insieme materiali tecnici, fotografie storiche e immagini recenti per raccontare come la ricostruzione abbia inciso sul volto delle comunità della montagna e della Pedemontana pordenonese.

Il taglio dell’opera guarda soprattutto al recupero del patrimonio costruito: borghi antichi, corti rurali, edifici tradizionali e case a ballatoio diventano così il filo conduttore di un racconto che lega architettura, paesaggio e identità locale.

Un patrimonio che riguarda tutto il Friuli

Il lavoro non si rivolge soltanto agli addetti ai lavori. Accanto all’interesse per tecnici e studiosi, il volume si propone anche come riferimento per amministratori e cittadini, in un momento in cui il tema dei 50 anni dal terremoto torna al centro del dibattito regionale.

A presentarlo è stato l’architetto Giampiero Calligaro, autore dell’introduzione, che ha richiamato il valore di una progettazione capace di accompagnare il cambiamento senza cancellare la riconoscibilità dei luoghi. Un principio che, in Friuli, resta legato a doppio filo al modo in cui si è scelto di ricostruire dopo il 1976.

Il sindaco Michele Bier ha affidato al frontespizio una dedica a chi contribuì a sanare “le crepe nei muri e degli animi”, spiegando durante l’incontro che il libro nasce anche con l’intento di consegnare quella esperienza alle nuove generazioni.

I paesi coinvolti nel racconto

Nel volume trovano spazio Polcenigo, Aviano, Montereale-Valcellina, Maniago, Fanna, Cavasso Nuovo, Arba, Vivaro, Andreis, Barcis, Claut, Frisanco, Meduno, Tramonti di Sotto, Tramonti di Sopra, Sequals, Travesio-Toppo, Clauzetto, Castelnovo del Friuli, Pinzano al Tagliamento e Vito d’Asio.

Si compone così una mappa ampia, che attraversa vallate, centri pedemontani e borghi montani, mettendo in evidenza un tratto comune: la volontà di non disperdere il carattere originario degli insediamenti, pur dentro la necessità di garantire sicurezza e funzionalità agli edifici.

Gli interventi e i temi emersi durante la serata

Nel prologo del libro, l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante sottolinea il peso del patrimonio edilizio storico come leva per una crescita sostenibile del territorio, indicando nella qualità degli interventi eseguiti dopo il sisma un riferimento ancora utile.

Nel corso della presentazione sono intervenuti anche Lucia Buna e Markus Maurmair. Buna ha descritto il volume come una testimonianza visiva di una delle zone maggiormente segnate dal terremoto, mentre Maurmair ha ricordato l’apporto arrivato anche dagli emigrati friulani e dai finanziamenti statunitensi destinati alla fase della ricostruzione.

Rudy De Zorzi, vicepresidente dell’Associazione Sindaci, ha richiamato pure il profilo amministrativo del cosiddetto modello Friuli e il contributo dato dal territorio allo sviluppo di modelli matematici per la sicurezza antisismica. Ancilla Canderan, assessore alla cultura di Cavasso Nuovo, ha invece insistito sul valore del libro come memoria che resta, oltre il semplice ricordo celebrativo.

Ricostruire senza perdere identità

Tra i passaggi più significativi della serata è emersa la riflessione sul rapporto fra rinascita materiale e tutela dell’identità dei paesi. Giuliano Cescutti, presidente della Comunità di montagna delle Prealpi friulane orientali, ha richiamato il principio del “dove era e come era”, considerato un cardine della ricostruzione friulana.

Il vicesindaco Emanuele Zanon ha ricordato che, accanto agli esiti positivi, non sono mancate scelte che hanno lasciato segni pesanti sul tessuto edilizio, con demolizioni ritenute troppo rapide. Allo stesso tempo ha evidenziato il ruolo dell’articolo 8 della legge regionale 30 del 1997, che ha introdotto il concetto di recupero e valorizzazione dei criteri storici ed etnici, ponendo un limite ai processi di delocalizzazione e uniformazione.

Nel libro interviene anche l’ingegnere Piermarino Francescon, che richiama l’evoluzione delle tecniche di consolidamento e adeguamento strutturale. Il suo contributo mette in luce come interventi applicati in modo sistematico abbiano permesso di salvare una quota rilevante del patrimonio edilizio esistente.

Le testimonianze e la mostra collegata

Nella parte finale dell’appuntamento, spazio anche ai racconti diretti di due vigili del Contingente di Soccorso del 1976, chiamati a ripercorrere quanto vissuto nei giorni del terremoto. Un momento che ha dato alla serata una dimensione ancora più concreta, legando la riflessione storica alle voci di chi c’era.

Accanto alla presentazione del volume è stata proposta anche la mostra fotografica collettiva “Apocalisse” di Andrea Schettin e Riccardo Brunetti, curata da Boris Brollo e illustrata da Annamaria Poggioli. Un ulteriore tassello per rileggere, attraverso le immagini, una ferita che in Friuli continua a parlare al presente.

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